Storia

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La CEI nella rubrica "una chiesa al mese", ha  analizzato nel Marzo 2012 l'architettura della nostra Parrocchia.
La BVI è stata infatti scelta nell'ambito di un percorso di analisi tra gli autori più emblematici dell' Architettura Sacra contemporanea.

La nostra storia ripresa dal libro della decennale del 2002


 

L'immacolata - La prima fase della nuova parrocchia


 

Cap. 2 I Pavoniani a Bologna

La nuova Parrocchia

  1. A circa 3 km. dalle mura della città di Bologna c'è la via Battindarno, la strada punteggiata di case che portava a Pistoia in mezzo ad una bella e verdeggiante pianura. C'è anche un piccolo, popolare rione, il "Belcantone", così chiamato per contrapposizione al "Malcantone". Dove oggi c'è la rotonda c'era anche la "Conca d'oro": così chiamata con ironia, perché era un agglomerato di cata-pecchie. Il cardinale Nasalli Rocca, con il suo lungimirante sguardo pastorale, comprese che questa zona avrebbe avuto un suo sviluppo. Decise quindi di stralciare una larga parte del territorio della parrocchia di S. Paolo di Ravone, per costituire la nuova parrocchia della Beata Vergine Immacolata.
    L'attuale territorio della parrocchia era una grande zona di terreno fecondo, sia per la ricca produzione di grano, viti, vari frutti, ecc. ma specialmente di ortaggi che fornivano verdure alla città di Bologna. Forse lo stesso fiume Reno concorreva a rendere fertile il terreno. Era anche una zona di birocciai, che a quei tempi con i loro cavalli, erano il grande mezzo di trasporto. Le ridenti colline, con il santuario di S. Luca, che affascina i bolognesi, delimitavano un altro lato della parrocchia e rendevano la zona molto bella e riposante; non poteva mancare uno sviluppo residenziale in questo ambiente naturalmente invidiabile. Infatti oggi, con tutti i palazzi che si innalzano numerosi da sembrare una foresta e tante strade che s'intrecciano da ogni lato, è ben difficile che uno possa immaginarsi nello stato reale di 50 anni fa.

  2. Il 30 Dicembre dell'anno 1937, accogliendole esigenze degli abitanti della zona, il territorio più o meno corrispondente a quello oggi assegnato alla parrocchia della Beata Vergine Immacolata venne destinato dal Cardinale Nasalli Rocca alla costituzione della nuova parrocchia. Essa fu inizialmente affidata alle cure dei Padri Pavoniani di Brescia, e il Padre Luigi Pagani ne divenne il primo Parroco.
    Il territorio parrocchiale, molto vasto, risultò delimitato dai seguenti confini: Certosa, Canale Navile, fiume Reno, via Berretta Rossa. Non esisteva ancora, ovviamente, alcun edificio parroc-chiale; fino al 1940 - anno della costruzione (come diremo) di una chiesetta e di una piccola canonica - i Padri Pavoniani officiarono ed esercitarono il loro ministero in una casa privata, come ai primi tempi del Cristianesimo (e come in tanti altri casi, nella storia delle nuove chiese della nostra diocesi).

  3. L'appartamento, situato nello stabile, tuttora esistente, di via De Carolis n. 11, venne pure utiliz-zato per le prime funzioni liturgiche. I Padri Pavoniani svolsero il loro ministero pastorale con straordinario zelo e abnegazione e, in particolare, raccolsero attorno alla Parrocchia molti giovani. Su di un piccolo appezzamento di terreno precedentemente acquistato da don Orlandi, parroco di S. Paolo di Ravone3, al fine di costruirvi una piccola cappella dedicata alla Madonna, al numero civico 113 di via Certosa, a cominciare dal 1940, fu costruito il primo fabbricato parrocchiale. Si trattava di un piccolo edificio il cui pianterreno era occupato da un salone adibito alle funzioni liturgiche e il primo piano fungeva da canonica. La chiesetta (tuttora parzialmente esistente e trasformata in abitazione) viene benedetta il 5 aprile dal Cardinale Nasalli Rocca.

  4. Per opera dei Padri Pavoniani si costituì ben presto - 1938 - il gruppo maschile di Azione Cattolica, destinato a durare fino al 1968. Il primo tesseramento, l'8 dicembre, coincise con la prima festa della Parrocchia. Con il forte impulso dato alla pastorale giovanile, sotto la guida in particolare di padre Franzoni, collaboratore del Parroco, nacque anche il gruppo femminile di A.C., venne costituita una piccola biblioteca, si tennero ritiri spirituali; si allestì persino un rudimentale campo da pallacanestro.
    Prendiamo a prestito una pagina dall'esperienza di un altro parroco, per delineare gli inizi della parrocchia. "Non è un mestiere comodo, il prete. È un mestiere solitario, ...giù di moda, pericoloso.
    Pensate al prete di campagna. Un uomo che esce da un corso di studi di tipo universitario, ...una mente che si è aperta alla cultura...in un ambiente di giovani ardenti, in un clima di spiritualità e di amicizie eccezionali. Gli assegnano una parrocchia in campagna, in mezzo a una pianura...tra gente per due terzi ostile, per un quarto indifferente. Anche con quel po' di cristiani che gli rimangono, non è allegra...E questo può durare anni. (Se) scoppia una guerra...il prete ricomincia a vivere: tutti si rifugiano da lui, specialmente quelli che in chiesa non si erano mai visti. Il prete non fa distinzioni; rischia la pelle per tutti...".



Padre Pagani

  1. Padre Luigi era nato il 7 giugno 1884 a Covo, paesetto della bassa bergamasca a 3 km da Romano di Lombardia. Da sempre aveva manifestato un grande amore per le feste della Madonna: il Santuario di Caravaggio per questo gli era molto caro. Fu ordinato sacerdote il 6 marzo 1909 a Genova dall'Arcivescovo Mons. Pulciano. Ricoprì anche la carica di Rettore della casa di Monza e di Pavia. Fu Vicario del Padre Generale e ricoprì la carica di Generale dell'ordine per molti anni.

  2. Nella parrocchia, don Pagani trascorse il tra vagliato periodo bellico. La sua opera paterna ebbe larga penetrazione e considerazione. Molti, ora più che sessantenni, viventi in parrocchia, raccontano come fosse sempre pronto ad accogliere tutti, specialmente i bambini, e come per loro avesse sempre una caramella e la medaglietta della Madonna.
    "Aveva una certa elevatezza di modi che poteva sembrare a volte anche ricercatezza: così come il senso di dignità e autorità pareva prevalere in certi casi, sull'amabilità e dolcezza, che era pure il fondo del suo carattere e una sua dote spiccata. Il senso del dovere, l'amore della congregazione, l'ansia del decoro della chiesa, delle funzioni liturgiche, del canto sacro, mettevano al suo dire, una entratura modesta, una convinzione calma. Aveva una grande dedizione al confessionale e una larga schiera di anime è stata guidata da Lui. La sua predicazione era tra l'elevato e il paterno, l'arguto e il distinto. La sua cultura si teneva sempre adeguata alle migliori produzioni".

  3. Scosso dalla salute e per le difficoltà e i trambusti del momento, di particolare gravita per Bologna, sia per gli eventi bellici, sia per motivi politici, sofferente anche nella vista, fu trasferito a Genova.
    Venne il 1945, l'anno in cui si sviluppò il suo male e sofferse dolori indicibili; infatti nella sua sofferenza più volte ha esclamato: "Se sapeste quanto costa il Paradiso!" "È una cosa assai difficile fare l'ammalato!" "La prova del dolore è terribile, terribile!"....La devozione sentita alla Madonna fu di grande conforto in mezzo ai suoi dolori, espressa anche nella pratica costante del rosario. Il 5 dicembre 1947 alle ore 23 precise andò in Paradiso a celebrare il suo giubileo di professione religiosa, come egli stesso ripeteva la settimana precedente alla morte.
    Il suo corpo riposa nella Cappella dei Canonici nel Cimitero di Pavia.

Echi di cronaca

 
Si riportano due articoli presi dall'Avvenire d'Italia, cronaca di Bologna, che fanno riferimento all'arrivo dei Pavoniani a Bologna ed alla Istituzione della parrocchia della B.V.I. nel 1938
  1. Fra qualche giorno una nuova parrocchia intitolata alla Santissima Vergine Immacolata avrà la sua chiesa provvisoria, in attesa che sorga quella definitiva, affidata anzitutto alla generosità dei parrocchiani, come quelli che più direttamente beneficeranno dai vantaggi della santa istituzione, che per disposizione di S.E. il nostro amatissimo Cardinale Arcivescovo, esplicherà la sua missione spirituale in una parte della città, già dipendente dalla parrocchia di S. Paolo di Ravone e precisamente nella località che si stende oltre la Certosa sino al Bel Cantone. La Parrocchia dell'Immacolata è stata da tempo affidata ai R.R. Padri Pavoniani, conosciuti anche con il titolo di Figli di Maria Immacolata, fiorente congregazione religiosa, fondata nel 1821 dall'apostolo della gioventù povera, derelitta ed orfana, Lodovico Pavoni, di cui è in corso il processo di canonizzazione.
    Ricorre appunto oggi l'anniversario della morte del Servo di Dio Lodovico Pavoni, avvenuta in storiche circostanze di ottima memoria di tutti gli italiani e cioè alcuni giorni successivi al doloroso epilogo della leonina difesa di Brescia contro le preponderanti forze austriache che l'accerchiavano.
    Padre Pavoni, nobile bresciano, lasciati gli agi della sua famiglia e rifiutati gli onori delle cariche ecclesiastiche, aveva aperto un istituto per dare un ricovero, assicurare un pezzo di pane ai piccoli derelitti, agli orfani, ai traviati ed avviarli ad una professione onorata, appena fossero giunti all'età maggiorenne.
    Quando il 23 marzo 1849 le prime cannonate austriache davano inizio al bombardamento della città, ordinato dal generale Hainau, il Pavoni pensò di mettere in salvo in quel dolorosissimo frangente i suoi numerosi figlioli che la Divina provvidenza gli aveva dato in custodia. Di notte fra l'imperversare della pioggia e le insidie di quel periglioso momento, dopo lunghe ore di faticosa marcia fra le strade infangatissime, raggiungeva con i suoi piccoli Saiano, dove egli aveva acquistato uno stabile detto il Calvario di Saiano. La famiglia era al sicuro, ma il padre era perduto. All'indomani fu colto da acuti dolori viscerali e da accessi di affanno. Secondo il suo costume, il Pavoni reagì al male, reggendosi in piedi per alcuni giorni; ma poi le forze gli mancarono e fu costretto a tenere il letto.
    Visse fino al primo aprile, tutti edificando per la sua pazienza e per il suo perfetto abbandono alla volontà di Dio. Morì con lo sguardo rivolto alla sua Brescia, dove ardevano gli ultimi incendi, provocati dai proiettili lanciata sulla straziata ma indomita città. La salma dell'Apostolo e, possiamo dire, del Martire della cristiana Carità ebbe sepoltura provvisoria nel cimitero di Saiano: un mese dopo veniva trasportato a Brescia, accolto da tutto il popolo bresciano e inumata nel cimitero monumentale. Dodici anni appresso la spoglia del Pavoni, legalmente riconosciuta e trovata mirabilmente intatta, fu tumulata nell'Istituto di S. Barnaba, la culla della Congregazione dei Figli di Maria Immacolata. Essa attualmente si trova nel maestoso tempio votivo eretto dai continuatori dell'opera di Lodovico Pavoni nella sua stessa città natale.
    L'onore degli altari non mancherà a Chi, preferendola alla vita senza preoccupazioni economiche, alle alte cariche ecclesiastiche, scelse la strada del sacrificio, della povertà, delle rinunce per portare nuove anime a Dio ed assicurare codesta nobilissima continuità di missione attraverso l'opera sua, sempre più fiorente nella nostra diletta Patria, da oltre un secolo al suo mirabile inizio.
    Dopo la morte di Lodovico Pavoni il suo istituto estese il suo campo di attività oltre la provincia di Brescia, a Verona, a Vicenza ed anche a Trieste ed Ala, sotto l'evidente protezione del suo santo Fondatore. La provvidenziale istituzione sembrò essere condannata a cessare ogni attività e per sempre, con la soppressione della Congregazioni religiose imposta dalla legge del 1866. Fu invece questo periodo di trepida attesa che diede nuovo alimento di vitalità alla creatura di Lodovico Pavoni. Fu una vera rinascita.
    Oggi la Congregazione dei Figli di Maria Immacolata nei suoi fiorenti Istituti di Monza, Milano, Pavia, Genova, Trento, Brescia e Roma ospita centinaia di fanciulli poveri ed orfani che, sotto l'amorosa e paterna guida, si formano ottimi cristiani, provetti artigiani che all'Italia ed alla Società assicureranno il contributo della loro sana attività di lavoro e disciplina. L'eredità di Lodovico Pavoni, che impresse alla sua istituzione l'azione educatrice del "lavoro", facendola un centro di lavoratori e di cristiani continua la sua fecondissima missione. Ed anche nella nostra Bologna non poteva, non doveva mancare in questo periodo così propizio a tutte le buone imprese per la gioventù, una casa, se pur piccola dei Figli di Maria Immacolata dei Padri Pavoniani. Una casa in affitto, una chiesa provvisoria: sono sempre i modesti inizi della opere di Dio.
    ("L'Avvenire d'Italia", 1.4.1938)

    Benedizione della chiesa provvisoria della parrocchia dell'Immacolata

  2. Un foltissimo gruppo di fedeli della nuova parrocchia in località Belcantone ha assistito alla cerimonia della benedizione della chiesa provvisoria che sarà a suo tempo rimpiazzata da altro e ben più capace edificio.
    Mons. Gambucci, Vicario Generale della nostra Archidiocesi, espressamente delegato da S.E. Il Cardinale Arcivescovo ha benedetto la chiesa, dopo di che ha iniziato la celebrazione della S. messa. Al Vangelo ha dato lettura di una lettera di augurio e di benedizione di S.E. il cardinale al nuovo Parroco ed ai parrocchiani della Immacolata, ha pronunciato un breve discorso di esortazione. Alla Comunione ha dato la S. Eucarestia a un gruppo di fanciulli, che per la prima volta si accostavano alla sacra mensa.
    Successivamente, sempre alla presenza di Mons. Gambucci, il rev. Parroco di S. Paolo di Ravone coadiuvato da mons. Bastelli ha proceduto all'immissione nel possesso parrocchiale del rev. Padre Luigi Pagani, il quale ha poi rivolto ai suoi figlioli spirituali un commovente discorso. Infine egli ha celebrato in forma solenne il Divino Sacrificio.
    Nel pomeriggio hanno avuto luogo altre funzioni con il concorso di gran numero di parrocchiani.
    ("L'Avvenire d'Italia", 8.4.1938)



La BVI nel periodo pavoniano


Il ministero di don Pagani si intreccia strettamente con la prima parte della vita della nuova parrocchia.Quanto segue ci aiuta ad entrare nel vivo del ministero e nella vita parrocchiale di quegli anni prima della guerra e durante il conflitto - in qualche misura, anche del primo dopoguerra - che caratterizzano sia il decennio dei pavoniani, sia gli inizi dell'attività di don Ibedo Vogli.
  1. Con la costituzione della nuova parrocchia inizia a pieno ritmo l'attività "missionaria" dei Padri Pavoniani. Comincia la seconda guerra mondiale e anche le chiamate alle armi di giovani parrocchiani. In agosto padre Marini diviene nuovo assistente del gruppo maschile di A.C. in sostituzione di padre Franzoni che lascia la parrocchia per altro incarico.
    "La parrocchia è come una famiglia: il padre è il parroco e i figli sono i parrocchiani, ogni componente deve amare la famiglia. La nostra è ancora piccina, un poco disorganizzata, perché manca la chiesa grande, ma ciò non importa purché la fede sia grande" (P. Pagani, riunione di A.C. del 6 ago-sto 1941).
    Grazie al lavoro manuale di molti volontari viene realizzato un salone attiguo alla chiesetta ad uso ricreativo e per incontri. Il ritorno in parrocchia dei soldati in licenza è motivo di allegria e piccoli momenti di festa.
    A distanza di pochi giorni dalla Visita Pastorale del Cardinal Nasalli Rocca (4 giugno 1942), in piena guerra viene celebrata la Prima Decennale il 28 giugno. Gesù Eucaristia viene portato per le strade assolate della parrocchia. La processione è aperta dai bambini della Prima Comunione. La festa è completata da vari giochi, tra cui la pentolaccia e la corsa dei sacchi, e dalla banda musicale del dopolavoro Ducati.

  2. La Decennale Eucaristica, che da allora si rinnova regolarmente ogni 10 anni, segnò un momento "forte" di spiritualità, pur in mezzo a tante ansie per le sorti della guerra (il '42, come è stato ricordato un po' dovunque, è l'anno di El Alamein e dell'assedio di Stalingrado) e dei soldati lontani in vari fronti. (Cfn Decennale 1942)

  3. La ritirata di Russia, lo sbarco in Sicilia, la caduta del Fascismo dopo il voto del gran consiglio, il governo Badoglio caratterizzano il 1943 tra gennaio e agosto. Il fronte si avvicina, parte dei parrocchiani comincia a "sfollare"; dopo l'8 settembre 1943 anche nel territorio parrocchiale si avvertono le lacerazioni di quella triste guerra, con scelte di campo spesso contrapposte. Di questo periodo si ricorda, tra gli altri, un episodio particolare: in seguito al ferimento di due soldati avvenuto nei pressi dell'attuale deposito degli autobus Battindarno nel 1944, i tedeschi per rappresaglia rastrellarono diversi parrocchiani e li condussero al poligono di Borgo Panigale per fucilarli. Padre Facchinelli, altro collaboratore del parroco, cercò di convincere i militari a lasciare liberi gli ostaggi e si offrì in loro vece.
    Colpiti dall'insistenza del sacerdote, i comandanti riconsiderarono tutta la vicenda, fecero nuovi accertamenti e scoprirono che il ferimento dei militari non era stato provocato da un attentato, bensì da una banale lite tra commilitoni ubriachi. I parrocchiani e p. Facchinelli vennero così rilasciati senza danni. A conferma (gli episodi sono tanti) che il coraggio e la disponibilità a rischiare di persona possono essere risolutivi.

  4. Nel 1945 finì la guerra. I problemi, anche alimentari, di lavoro, della popolazione, erano tutt'altro che risolti. Per cercare di alleviarli almeno in parte, la parrocchia si impegnò anche nella distribuzione gratuita ai più bisognosi di generi di sussistenza, come nel caso della diffusione di quattro quintali di pasta, tratti dal soccorso inviato alla diocesi dalla "Pontificia Opera Assistenza". Nel 1946 venne costituito anche il gruppo Scouts (ASCI), che avrebbe positivamente operato in parrocchia per alcuni anni.
    A dieci anni dal loro arrivo, nel 1947, per vari motivi, i Padri Pavoniani lasciarono la parrocchia. Fu un cambio difficile, ma il ricordo che lasciarono non poteva essere cancellato facilmente.


Testimonianze e ricordi di Amalia



Il primo parroco si chiamava Padre Luigi Maria Pagani, persona coltissima e nello stesso tempo dolce con le anime che a Lui erano state affidate, anche se il suo carattere era un po' timido e riservato. Quando si entrava nella nostra chiesetta per una visita al Signore, quasi certamente si trovava anche Padre Luigi con un libro o la Corona del Rosario in mano davanti all'altare. La sua posizione preferita era in ginocchio, ma appoggiato con la schiena al sedile posteriore. Era una posa per me molto strana, ma essendo molto giovane, pur incuriosendomi, non ho mai osato chiedere il significato di quella posa. Aveva un gran cuore paterno e una spiccata devozione al Cuore di Gesù e introdusse l'aggregazione all'Apostolato della preghiera. L'opera di Padre Luigi Pagani non si può disgiungere dal suo lavoro parrocchiale insieme ai padri suoi collaboratori. Questo territorio faceva parte della Parrocchia di San Paolo di Ravone, Chiesa molto distante per un servizio religioso e pastorale funzionale; infatti la chiesa della Certosa era una sua sussidiale, specialmente per il catechismo di preparazione ai sacramenti e a dire il vero ciascuno frequentava le chiese più vicine. Io venni a Bologna con i miei genitori nel 1930. Per breve tempo ho abitato nella parrocchia di S. Maria delle Grazie, poi ci trasferimmo in Via Berretta Rossa, già territorio dell'Immacolata, ma con i miei genitori, cominciai a frequentare la chiesa della Certosa per la messa domenicale. A breve distanza ci trasferimmo in Via Battindarno e le cose cambiarono molto, perché cominciai a frequentare la chiesa di Cristo Re, da poco costituita e si serviva, come Chiesa, di una ex stalla. Era più vicina alla nostra abitazione, ma non appartenevo alla suddetta parrocchia in quanto la mia casa era di qua di un fossato, che segnava il confine e che ora, coperto, forma la Via Segantini. L'immagine della Madonna di San Luca, facendo un viaggio missionario nelle chiese della Diocesi, venne anche in quella di S. Paolo Ravone facendo una sosta nella zona più lontana e precisamente in Via Certosa, ora Via De Carolis, in una casa sulla porta della quale si conserva ancora oggi, la lapide ricordo ed è proprio di fronte al terreno dove, dopo breve tempo, sarebbero sorte la chiesa e le opere pastorali della parrocchia dell'Immacolata. In questa occasione, avvicinai diverse persone che mi fecero conoscere l'ambiente nei quale in seguito i Padri Pavoniani avreb-bero costruito la parrocchia della B.V. Immacolata. La Congregazione dei Padri Pavoniani ha la sua sede centrale a Brescia, ma vennero a Bologna con l'intenzione di costituire un centro di vita parrocchiale e un orfanotrofio.
Infatti, alla fine del 1937, con decreto dell'Arcivescovo, il Card. G.B. Nasalli Rocca, si costituì la parrocchia della B.V. Immacolata la quale ebbe come chiesa, per circa 25 anni, il prolungamento del fabbricato ora ristrutturato e che era l'abitazione dei Padri. Infatti prima avevano soggiornato nella stessa casa dove si era fermata l'immagine della Madonna.
Inizia così il lavoro missionario dei Pavoniani. Padre Luigi con amore paterno e tanta sapienza divina, conduceva la parrocchia. E la vita parrocchiale era scandita da varie ricorrenze che emergevano ben marcate, nei periodi forti dell'anno liturgico: l'Immacolata, l'Avvento, il Natale, la Quaresima, la Settimana Santa, la Pasqua e la Pentecoste. C'erano pure feste particolari: per esempio S. Agnese il 21 gennaio e S. Sebastiano il 20 gennaio, i santi protettori dei giovani che li richiamavano alla preghiera, alle riunioni di catechesi e alla Messa. Emergeva pure il 2 febbraio, festa della purificazione della B. Vergine e S. Biagio (3 febbraio) e con S. Giuseppe (19 marzo) arrivava il periodo primaverile. Nella domenica di Albis ci si trovava tutti al Cimitero per la benedizione alle tombe dei defunti. Poi arrivava il meraviglioso mese di maggio, il mese più bello per tutti noi, perché il clima si faceva decisamente mite e di giorno si rimaneva fuori davanti alla chiesa, ma alla sera brulicava un nuvolo di bambini, che guidati dai Padri e da alcuni ragazzi più grandi si cimentavano in giochi e passatempi, impegnati sempre a trasformare le energie interiori in corse, salti e competizioni varie. Per tutti i giovani (ed erano abbastanza numerosi) la parrocchia era diventata la seconda casa e ricordo che quando mio fratello rientrava, depositava i libri e se ne correva in parrocchia; così si era soliti definire la nostra meta quando si usciva. Per le ragazze era un po' diverso perché a quei tempi non c'era la libertà che avevano i maschi, ma anche noi ci trovavamo per le nostre chiacchiere oppure per giocare a palla a volo o per altri giochi. Quello che mi è maggiormente rimasto impresso (grazie alla fermezza dei padri) era l'impegno a non parlare volgarmente e di essere corretti con tutti.
Molti sarebbero gli episodi da ricordare dei nostri padri Pavoniani e ne metto in evidenza qualcuno dal tempo di guerra impersonificato dal P. Facchinelli, un figura molto alta, e con un amore al prossimo senza confini. Lo ricordiamo particolarmente quando sollevata la lunga veste nera si recava a scavare fra le macerie per portare soccorso ai feriti dei bombardamenti. Bisognerebbe averlo visto allungare il suo pezzo di pane alla persona affamata; si pensi era la sola quantità giornaliera che ci veniva concesso con la tessera annonaria e i Padri vivevano esclusivamente di tessera, senza attingere da altra fonte. Era sempre pronto con chi aveva bisogno anche solo di parlare o di essere ascoltato.
La Parrocchia della Beata Vergine Immacolata nel 1945, poteva avere 2000 abitanti (contro i 14.000 di oggi): lo deduco dalla distribuzione di 200 pacchetti di pasta, che facemmo dopo la guerra subito, per conto della Pontificia Commissione Assistenza; oltre ai duecento se ne distribuì un'altra quantità alle famiglie che avevano due o più bambini.
Anche P. Marini è stato un ottimo collaboratore di P. Luigi, molto giovanile, di carattere estroso e un buon equilibratore, fra il rigore di P. Pagani e la sua tolleranza. I padri avevano anche costituito, coi giovani, un piccolo gruppo di filodrammatica che, alla sera dopo le funzioni, sempre frequentate da bambini, giovani e adulti e uniti in un unico coro di preghiera e di canti, lodavano il Signore e dopo si chiudeva la giornata con questi spettacoli semplici ma ben preparati.
Un giorno si seppe che i Pavoniani avrebbero lasciato Bologna, furono fatti tentativi perché rima-nessero ma fu tutto vano. La partenza di P. Pagani provocò un non lieve terremoto fra tutti, ma specialmente nei giovani che in lui vedevano il padre spirituale che era costretto a lasciare, con grande rammarico, anche per la salute cagionevole, le sue amate pecorelle dei gregge della Beata Vergine Immacolata.



 

L'A.C. (maschile)


Un capitolo a sé meriterebbe l'esame della "piccola" storia dell'A.C. parrocchiale, anche per la vivezza che quelle pagine manoscritte, lette con attenzione, ci trasmettono, e per la luce che gettano sulla vita della parrocchia, come se la vedessimo in filmato. Nella immediatezza tipica dell'età, tanto più nel tempo, i giovani segretari incaricati riportano con fedeltà parole, espressioni, situazioni. Ne emerge un quadro quanto mai interessante e preciso dell'azione - educativa, spirituale, pastorale -del parroco e dei sacerdoti posti ad aiutarlo, che acquista tanta più efficacia nell'occasione particolare della beatificazione del fondatore, che ha portato a meglio conoscere, nella persona del fondatore, "predecessore di don Bosco", il "carisma" della congregazione, perfettamente rispecchiato nelle pagine dei verbali nell'impegno nella parrocchia.
Con tutti i limiti di una associazione impegnata, specie dopo i fatti del 1931 e sotto l'attenta sorve-glianza degli elementi più fanatici del partito, nella sola azione spirituale, giungono per altro gli echi della realtà circostante, locale e cittadina, della condizione delle famiglie, del rigore educativo dell'epoca; ma, anche, le preoccupazioni internazionali, magari rivissute attraverso la stampa di regime, la funzione illuminante, per l'A.C. e indirettamente per tutta la Chiesa italiana, del riferimento al papa e al suo Magistero. Al di là dei dubbi e della interpretazioni ufficiali, la lettura dei documenti pontifici richiama tutti ad una corretta lettura della realtà e delle prospettive; che trova certamente il proprio elemento centrale nell'impegno di spiritualità e di vita sacramentale; ma, per più versi, corregge altre interpretazioni ed altre spinte educative e sociali. Un ambiente, quello della parrocchia, della gente di quegli anni fra '38 e '43 (tale il periodo coperto dalle testimonianze), povero, fatto di lavoratori, più che di studenti, nel quale poteva essere impossibile giocare "al pallone cesto" perché gli attrezzi non c'erano; nel quale si poteva negare "il pallone" (è una scena che tutti gli attuali cinquanta/sessantenni certamente ricordano) da parte dell'assistente, perché i ragazzi imparassero a contenersi nel gioco; nel quale i giovani potevano essere così pochi da farsi una adunanza in due, oltre all'assistente; nel quale, pure, su questi pochi si fondavano speranze e tenacia di azione; una parrocchia nella quale si potevano contare duecento prime comunioni di bambini e ragazzi; e tutti accoglievano benevolmente la processione eucaristica. Nell'associazionismo di A.C., i pavoniani ritrovavano l'impegno formativo, educativo e sociale, del loro fondatore; ritrovavano la grandezza degli ideali, la volontà della santità; ed è quanto meno meritevole di attenzione questa sintonia, così poco rile-vata, fra un Pavoni, un don Bosco e un Fani e Acquaderni; ed è altrettanto meritevole di medita-zione il riscontrare come disegni grandi potessero poi "calarsi" nelle piccole realtà di una parrocchia del forese; nella persuasione, evidenziata nella diocesi anche solo dall'esperienza delle Budrie, che ovunque si potesse fare del bene, che ovunque si potesse fare cose grandi. Magari, non annotate nei libri pervenuti a stampa.



 

Anche una libreria


...nella presenza pavoniana a Bologna; che ha conservato l'intitolazione in tutti i cambi di proprietà e di collocazione: dai Comboniani (Ed. EMI) a una cooperativa (con i Martedì) all'attuale gestione di Cesare (della quale diamo il riferimento in fine di volume). Un servizio del quale forse meriterebbe scrivere la storia.



 

Note al capitolo


Cfr. es. l'azione di Svampa a fine secolo XIX-primi del XX; maggiori indicazioni nel mio contributo in attesa di stampa a lui dedicato (ma si può vedere anche la biografia di G. Acquaderni).

1 Cfr. Una parrocchia in Barca, Conquiste,Bologna, 2001.

2 Avvenire d'Italia, 1.4.1938 e 8.4.1938.

3 Cfr. L'albero dell'imprevisto, Conquiste, Bologna, 2000.

4 R. Grandi, Prefazione a "Perché ci guidò", diario di (don) M. Lodi, Vita Nuova, Bologna, 1960.

5 Testimonianza di padre Oggioni.

6 Bodon Amalia Dalle Donne, riassunto dal Bollettino, Anno XIX, n 3.

7 Carte di A.C.: sono una decina di manoscritti.







IL secondo parroco - Il territorio fra il dopoguerra e l'inizio degli anni Ottanta

 

 

Cap. 1 Don Ibedo Vogli


Dai religiosi al clero secolare


A seguito della rinuncia dei religiosi, il card. Nasalli Rocca decise di affidare la parrocchia al clero diocesano, e venne chiamato al nuovo ufficio don Ibedo Vogli.



Evoluzione della parrocchia

  1. Fino al 1938, anno della costruzione di una chiesetta e di una piccola canonica, i Padri officiarono ed esercitarono il loro ministero in una casa privata, come ai primissimi tempi del Cristianesimo o come ancor oggi fanno tanti missionari.
    Dieci anni dopo il loro arrivo, nel 1947, i Padri Pavoniani lasciarono la Parrocchia che venne affi-data dal Card. Nasalli Rocca a Don Ibedo Vogli. Il giovane sacerdote, ordinato nel 1940, era già stato cappellano a S. Paolo di Ravone, poi parroco nella piccola e martoriata Gorgognano di Pianoro. Conosceva quindi il territorio nel quale veniva chiamato. In dicembre viene stampata la prima circolare informativa ai parrocchiani in ben 1000 copie.

  2. Don Ibedo ricordava che quando arrivò c'erano 43 famiglie di ortolani, 40 famiglie di birocciai e poi contadini e operai per un totale all'incirca di 3.000 persone (nel 1951 gli abitanti erano 4.675). Il territorio parrocchiale era allora molto più vasto dell'attuale: la zona era delimitata dal corso del Canale Navile e del fiume Reno, dalla Certosa, dalle vie Segantini e Berretta Rossa. In occasione della Seconda Decennale Eucaristica del 1952, la processione col Santissimo Sacramento percorse tutte le vie comprese entro questi confini. Intanto la popolazione cominciava ad aumentare. Negli anni '50 soprattutto l'insediamento urbano crebbe in misura enorme, i campi coltivati sparirono progressivamente per far posto a costruzioni di ogni tipo e dimensione e a nuove strade e piazze. Giungevano dai paesi limitrofi e dai Comuni montani migliaia di immigrati che trovavano lavoro a Bologna nell'epoca del "boom economico": si cominciavano a costruire gli attuali palazzoni e altre chiese (al villaggio e al Ghisello) e la popolazione del quartiere salì da 3.000 a 28.000 persone in poco più di trenta anni. Gli anni Cinquanta, non va dimenticato, registrano in Italia, come altrove, gli effetti dell'azione di ricostruzione del nuovo Governo, fortemente sostenuto dal piano ERP; nel 1950, accanto alla cattiva notizia della guerra in Corea sta l'arrivo di una nuova epoca avviata con il discorso di R. Schuman.
    Nel 1962 venne festeggiata la Terza Decennale Eucaristica.
    L'incremento della popolazione continuò ancora nella seconda metà degli anni '60 e nei primi anni '70 a seguito delle grandi costruzioni del PEEP Beccaccino e del quartiere Vittoria, con conseguen-te stralcio della parte di territorio vicino al Ghisello e la sua attribuzione il 2 aprile 1967 alla nuova Parrocchia di S. Maria Madre della Chiesa: questi fatti incisero sostanzialmente sulla configurazione e consistenza della Parrocchia B.V. Immacolata. Un ulteriore aiuto giunse dalla Curia che, nel 1966, nominò come primo Cappellano, Don Mario Gambari, che rimase 3 anni. L'anno dopo, il 19 Febbraio, la Parrocchia ricevette la prima visita pastorale del Cardinale Lercaro. Risultò subito evidente che col formarsi dei nuovi conglomerati la prima opera edilizia sacra era assolutamente insufficiente ad accogliere i fedeli. Perciò Don Ibedo
    Vogli acquistò nel 1954 il terreno adiacente alla prima chiesetta per costruirvi una nuova Chiesa, non solo ampia, ma anche e soprattutto adeguata nella sua struttura funzionale alle esigenze e necessità spirituali dell'aumentato popolo di Dio.
    La realizzazione della Chiesa e delle opere Parrocchiali si fondò sulla collaborazione dell'Ufficio Nuove Chiese dell'Archidiocesi istituito dall'Arcivescovo Card. G. Lercaro, che nel 1958 benedisse la prima pietra e nel 1961 la nuova Chiesa pienamente realizzata, che fu così aperta ufficialmente al culto.

  3. Nel 1969 fu nominato come nuovo Cappellano, don Mario Baraghini. Nello stesso periodo prestavano la loro opera quattro seminaristi dei Dehoniani che seguivano alcuni gruppi giovanili. Una volta divenuti sacerdoti, però, dovettero abbandonare la loro attività nella nostra parrocchia perché destinati altrove. Nel 1971, nuovo cambio di cappellano, con la venuta di don Eugenio Marzadori. Un anno impegnativo attendeva la Parrocchia: nel 1972 si celebrò infatti la Quarta Decennale Eucaristica, nel corso della quale il Card. Antonio Poma venne a consacrare la Chiesa, il cui interno era stato, nel frattempo, modificato. In questi anni gran parte dell'attività parrocchiale era rivolta verso la catechesi in preparazione ai Sacramenti per il numero elevato dei bambini iscritti alla scuola di catechismo (v. statistiche).

  4. L'8 Dicembre 1974, in occasione della festa dell'Immacolata Concezione, nuova visita pastorale, questa volta del Cardinale Antonio Poma. Nello stesso anno si cominciò a formare il " gruppo giovani " la cui attività si avviò definitivamente l'anno successivo e continua tuttora, soprattutto nel settore della catechesi.
    Il 1976 segnò un'altra data fondamentale per la storia della Parrocchia, con la nascita, a superamento della crisi di associazionismo giovanile, dei primi gruppi di Post-Cresima per proseguire e completare l'opera di evangelizzazione già iniziata nella scuola di catechismo. Negli anni immediatamente successivi si formarono anche il gruppo "Giovanissimi" e il "Gruppo famiglie", i cui componenti ancor oggi collaborano con i sacerdoti nello svolgimento della loro missione, soprattutto nella catechesi pre-battesimale.
    In Maggio vi fu la visita della Madonna di Madonna di S. Luca. S. Luca, poco prima della sua tradizionale discesa nella Basilica di S. Pietro.


 
 

La Quinta Decennale Eucaristica

La Parrocchia intanto si arricchiva sempre più di nuovi fedeli, necessitano quindi altri aiuti per poter adempiere all'evangelizzazione e alle opere caritative. Ora tocca ai laici: un gruppetto comincia a frequentare il corso di preparazione ai ministeri del Lettorato e dell'Accolitato che si tiene annualmente a Villa Revedin. Presto se ne vedono i frutti: l'8 Dicembre 1979, proprio in occasione della festa dell'Immacolata, il Vescovo, durante una solenne celebrazione, istituisce due lettori ed un accolito. I due lettori, d'allora in poi, hanno esercitato il loro ministero nella catechesi in preparazione ai Sacramenti e nell'attività di Post-Cresima; l'accolito, oltre a distribuire l'Eucarestia durante le S.S. Messe, si è fatto carico di portare questo Dono direttamente a casa a quelle persone inferme della Parrocchia che sono impossibilitate a partecipare alla celebrazione eucaristica. L'anno dopo Don Eugenio venne nominato a Parroco a S. Maria delle Grazie delle Budrie. Seppure felici per lui, con rammarico si dovette salutarlo il 6 Luglio. Nello stesso tempo venne il nuovo cappellano don Giorgio Rizzieri, proveniente dalla Parrocchia di Vergato. Mentre continuava regolarmente la vita parrocchiale nelle varie attività, già si cominciava a parlare della prossima "Decennale Eucaristica" del 1982. Tenendo presente le varie necessità parrocchiali, si pensa di formare diverse Commissioni, ognuna con uno specifico incarico, perché intraprendano le iniziative da portare avanti nel corso della celebrazione della Decennale. Nascono così la Commissione liturgica, quella caritativa, quella amministrativa, quella che promuove iniziative popolari, la Commissione addetta alla stampa e alla pubblicità di qualsiasi manifesto o volantino che rechi avvisi sulle attività parrocchiali, quella che si occupa dei lavori di manutenzione necessari alla Chiesa e quella che si occupa di promuovere iniziative culturali. Con una solenne concelebrazione, presieduta dal Vescovo Mons. Benito Cocchi, l'8 Dicembre 1981, in concomitanza con la festa della Parrocchia, iniziarono la preparazione spirituale e le varie iniziative pratiche che sarebbero culminate insieme, il 6 Giugno 1982, giorno della chiusura ufficiale della Quinta Decennale Eucaristica.



Un testamento spirituale

  1. La parrocchia continuò ad essere retta fino al 1983 da Don lbedo Vogli, che con la sua costante dedizione e disponibilità verso tutti guidò per ben 36 anni la comunità parrocchiale in periodi tutt'altro che facili: a lui anche coloro, purtroppo numerosi, che si tenevano alla larga dalla Chiesa, guardavano con simpatia per le sue doti di bontà e come a un punto di riferimento per le loro vicende personali.
    Il 4 giugno 1983 don Ibedo morì.

  2. Scrive Don Giorgio, allora vicario parrocchiale, nella sua lettera di presentazione del nuovo parroco:
    "Durante i 5 mesi della sua dolorosa degenza in ospedale e nel giorno dei suoi funerali, ci si è accorti di quanto affetto e di quanta profonda stima Don Ibedo fosse circondato. Era stato nominato Parroco dell'immacolata nel 1947 quando, in questo territorio, abitava qualche centinaio di persone. Io l'ho conosciuto solo negli ultimi tre anni della sua vita. Anche se il tempo trascorso a fianco di Don Ibedo è stato breve, credo che sia bastato per affermare con certezza che egli è stato un vero prete: tutto dedito alla Chiesa e affezionatissimo ai parrocchiani. Del resto, basta che leggiate il suo testamento spirituale. Se qualcuno fosse "ammalato" di pregiudizi sul sacerdote e sul suo ministero, le evangeliche righe di quel testamento serviranno a chiarire le idee sul vero animo sacerdotale".
    Da "Insieme Notizie", 5 dicembre 1986

  3. Testamento spirituale di Don Ibedo Vogli
    "Ma ora non vi rattristate, né vi rincresca che io sia stato condotto qua: perche è stato Iddio, che mi ha inviato innanzi a voi per conservare la vostra vita (Genesi 45, 5)

    Carissimi, il mio ultimo saluto a tutti voi: bambini, ragazzi, giovani, uomini, anziani, vecchi e famiglie tutte.
    Vi saluto nel nome del Signore che ho sempre cercato di amare, e in Lui ho sempre amato voi. Vi ringrazio di tutto il bene che mi avete voluto, e spero me ne vorrete ancora, ricordandovi di me nelle vostre preghiere.
    Vi chiedo perdono del cattivo esempio che vi ho dato, delle mancanze di carità, se sono stato poco comprensivo e se non vi ho dato tutto quello che desideravate.
    Vi chiedo, in nome del Signore, il vostro perdono. Offro al Signore la mia vita: a Lui che si è sacri-ficato per me sulla Croce! Fin da ora ne faccio atto di accettazione e di offerta a Lui di tutti i dolori, delle malattie e della morte.
    Ai miei superiori: al Card. Arcivescovo, ai Vescovi Ausiliari, a tutti i sacerdoti e in particolare a quelli più vicini a me per amicizia, il mio grazie per la loro bontà e comprensione avuta nei miei riguardi.
    Tengo a far sapere che desidero morire nella fede della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che ho sempre amato, e verso la quale sento tutta la mia riconoscenza per avermi scelto come sacerdo-te: il dono più grande che Dio mi ha dato.

    Don IBEDO


Una piazza per il parroco buono


Don Ibedo Vogli ricordato a tre anni e mezzo dalla morte. Un busto nei giardinetti. "Era un padre bonario, comprensivo e brontolone".

"È morto don Ibedo". Nelle case, lungo le strade, dentro i locali pubblici del quartiere, il ricordo del vecchio parroco buono riportò alla mente date ed episodi recenti o anche lontanissimi nel tempo. Quante coppie aveva unito e consigliato? Quanti bimbi aveva visto nascere? E quanti ne aveva accompagnati, un giorno dopo l'altro, lungo il cammino della vita? Se ne andavano per sempre, insieme con don Ibedo, tante pagine di storia e non solo del quartiere. Era il quattro giugno dell'83 e sulla grande comunità parrocchiale della Beata
Vergine dell'Immacolata, in via Piero della Francesca, calò un velo di profonda commozione. Perché a don Ibedo, pastore d'anime e buon amico per ben trentasei anni, volevano davvero bene tutti. E del resto, quando il male si era rivelato, nel gennaio dell'83, gli stessi parrocchiani si erano spon-taneamente organizzati in turni d'assistenza, di giorno e di notte, all'ospedale Maggiore. Le notizie del peggioramento correvano, di casa in casa, nel sussurro di un tam-tam sempre più triste. Don Ibedo veniva da Malalbergo, dov'era nato nel '15. Nel '40 era stato ordinato sacerdote e nello stesso anno, dopo un breve periodo a San Paolo di Ravone, era salito a Gorgognano di Pianoro. Ma nel '44 la guerra aveva cancellato tutto; ed eccolo, nel '47, nella chiesetta vicino alla quale sarebbe sorta, nel '61, quella attuale, grande e modernissima, dove don Ibedo è rimasto fino alla malattia. Ma adesso, tre anni e mezzo dopo quel sabato di giugno, il vecchio parroco "torna" nella sua par-rocchia periferica, la seconda di Bologna per numero di parrocchiani (14 mila; San Paolo di Ravone ne ha 1000 in più). E ci torna con la piazza a lui dedicata; quella piazza sulla quale sorge la grande chiesa dell'Immacolata, secondo tempio moderno della città per data di progettazione, primo, invece, come realizzazione. E come ulteriore testimonianza d'un affetto mai scemata, oltre alla targhetta stradale, viene sistemato tra gli alberi del giardinetto un busto del vecchio parroco che non c'è più. "Don Ibedo meritava questo ricordo — dice il dottor Giuseppe Tarozzi, medico di quelli d'una volta e amico da sempre del prete scomparso —, perché era come un padre, bonario e brontolone, disponibile e comprensivo". Quale miglior momento per inaugurare busto e piazza se non quello del venticinquesimo anniversario della costruzione della chiesa? E la data cade proprio oggi, alla vigilia della festa dell'Immacolata, che vedrà il cardinale arcivescovo Giacomo Buffi tra i fedeli, per la celebrazione della S.Messa e la commemorazione di don Ibedo, parroco dell'immacolata dal '47 all'83. (Da Il Resto del Carlino, 7 dicembre 1986).




 

Cap. 2 La nuova chiesa

Dalla ampia documentazione disponibile sull'argomento, abbiamo tratto alcuni testi che ci aiutino a comprendere l'iter e le caratteristiche dell'edificio —parte non secondaria della pastorale della parrocchia. E' una storia interessante anche per il "momento" storico particolare nel quale la nuova costruzione è venuta a collocarsi, oltre che per gli aggiornamenti e modifiche intervenuti. Storia recente, da un lato, ma già lontana, per altri. Lo sì vede anche da certe espressioni linguistiche, tipiche dell' epoca.



I progettisti

Presentiamo il progetto del complesso parrocchiale dedicato alla B.V. Immacolata, di imminente attuazione alla periferia della città di Bologna, opera degli architetti Umberto Daini, Glauco Gresleri, Nevio Parmeggiani.
Gli autori del progetto sono fra i più attivi collaboratori del Centro di Studio e informazione per l'Architettura Sacra, ma già fecero parte dell'èquipe che condusse un'inchiesta di carattere ur-banistico, religioso, anagrafico e sociale alla periferia della città, lavoro questo che segnò il concreto inizio dell'attività dell'Ufficio nuove chiese.
In occasione dell'apertura dello studio tutti i partecipanti, con l'assumere il gravoso compito di organizzare il complesso programma di costruzioni religiose, rinunciarono ad incarichi di progettazione. Solo l'intervento del Card. Lercaro, che ha voluto un cimento più diretto nel tema sacro proprio da parte di chi ne ha maggiormente studiato gli aspetti e i problemi, ha indotto gli architetti della équipe ad affrontare in sede architettonica la chiesa, anzi il complesso parrocchiale.
Fra i cinque complessi già progettati per Bologna da architetti ben noti per le loro afferma-zioni nazionali ed internazionali, questo dei giovani non è certo meno interessante.
La chiesa muove dallo studio della liturgia; l'architettura, sia pure nella volumetria di un progetto ancora di massima, rivela la propria forza. Nell'appassionante interpretazione del Direttorio Liturgico, scritto dal Card. Lercaro, gli architetti si stanno cimentando a Bologna. Si tratta di una ricerca della quale resterà traccia nel tempo.
La vigilia di Natale 1957 si aprirà a Bologna una mostra dei progetti (elaborati e plastici) d'im-minente attuazione. Chi la visiterà potrà constatare lo sforzo in atto per mantenere al più alto livello culturale il tema sacro, che non può essere avvilito nella mediocrità accademica o confinato nell'ambito di un semplice programma missionario e apostolico. Si ricerca, infatti, un'architettura che sia tale anche perché educatrice del popolo di oggi ed apostolicamente efficiente, una architettura non defunta o freddamente astratta, ma ricca di una vitalità capace di proiettarsi coraggiosamente nel futuro.



Le caratteristiche della nuova chiesa


Le condizioni ambientali: per l'intero complesso parrocchiale era a disposizione un appezzamento di terreno con una superficie utile di circa mq. 7000, quindi la soluzione non era viziata in partenza da eccessivi vincoli di ristrettezza.
A sud, il lotto è lambito dalla strada detta "della Certosa", a traffico non molto intenso; anche l'attuazione del P.R. non modificherà molto le cose in questo senso. Si verificherà solo un aumento del traffico locale quando la zona sarà saturata dall'edilizia. Fino ad ora, qui non si è registrato un incremento di costruzioni come in altre parti della periferia, e l'elemento sociale presente è ancora facilmente riconoscibile nel tipo operaio e piccolo impiegato che si era stabilito nella zona alcune decine d'anni fa. Sono presenti servizi collettivi nel circondario, quali scuola elementare, cinema, ufficio postale, farmacia, ad una distanza media di 1.500 metri in direzione nord e sud.
La zona è completamente pianeggiante, vicino al fiume Reno, ma dominata dalle colline vicine, su cui è visibilissimo il santuario della Madonna di S. Luca.

Il progetto 
L'articolazione delle strade attorno all'area, disposte quasi in modo da formare una croce rotante attorno ad un centro ideale, ci ha suggerito di porre in esso centro l'aula della comunità, per evidenti ragioni di visibilità e di accesso. Di conseguenza anche la forma pianimetrica, nei suoi rapporti con lo spazio esterno, è venuta a concretarsi secondo un "modus" vitale della concezione architettonica moderna: non un unico asse direzionale quale presupposto nel cammino dell'uomo che si muove per possederne lo spazio, ma una pluralità di direzioni spaziali permea tutta la costruzione.
L'ambiente creato dal portico esterno, in cui variazioni di dimensioni e di forma, stabiliscono una precisa gerarchia di valori nei percorsi e nelle zone di sosta, ha acquistato impulso dinamico dall'innesto col passaggio coperto proveniente dal complesso delle opere parrocchiali. Questa interrelazione è uno dei fatti fondamentali nell'unità cercata per il gruppo chiesa-canonica-opere.

Il campanile, la cui piastra di base si stende a coprire il passaggio di cui si è detto, forma spalla all'altare all'aperto previsto a conclusione di uno spazio destinato a manifestazioni sacre estive.
A parte, la sala cinema-teatro giuoca il suo naturale ruolo nel punto economicamente più appetibile del terreno.

Gli ingressi. Quattro aperture forano il nastro libero della parete: ad est quella principale conduce alla nave tangenzialmente al fonte battesimale; ad ovest le due minori, riservate al Parroco diretto alla sagrestia ed ai ragazzi provenienti dalle opere e diretti ai primi posti dell'assemblea; a nord quella che completa l'anello di circolazione interna sotto la galleria, ed infine ancora ad est l'accesso alla cappellina.

L'altare. Unico nella grande nave, esso è al centro dell'assemblea, ed i fedeli "circumstantes" vi si accostano secondo due direzioni fondamentali tra loro ortogonali.

Il fonte battesimale. La vicinanza liturgica tra il Sacramento del Battesimo, inteso come atto che inaugura e realizza l'innesto nel Corpo mistico della Chiesa, e l'Eucarestia, che continuamente rin-nova e rende più stretta tale unione, è stata interpretata compositivamente con una continuità spa-ziale tra altare e fonte, bene percepibile nella lettura della pianta.

Confessionali. Essi trovano posto nel punto contemporaneamente più lontano dai due altari, in una zona bene definita. L'accesso alla galleria superiore parte da questo punto, permettendo agli uomini di recarvisi per le confessioni pasquali.

Schola cantorum. Essa è una delegazione di tutta l'assemblea e rappresenta per essa una guida nell'azione del canto. La sua posizione è stata quindi trovata innanzi a tutti, ma spostata sulla sinistra per non creare ostacolo alla partecipazione. Dietro di essa l'organo.

L'organo. Le canne a lancia aperta verso l'alto partono direttamente da terra, e si snodano lungo tutto il tratto di parete curva che rappresenta un vero specchio riflettente per le onde sonore. Lo studio per la ricerca della migliore posizione, per il dimensionamento ecc. è stato particolarmente curato nella progettazione con la guida di testi specifici.

La luce. Quattro sono le sorgenti, ciascuna caratterizzata per dare una luce diversa. Una, diretta, proviene dalla volta celeste e piove sopra l'altare attraverso un "pozzo a vespaio"; la seconda, dif-fusa, filtra attraverso la sutura tra parete e copertura; la terza, riflessa, si riversa dal grande lucernario sopra la galleria, ed infine la quarta, colorata, attraverso la grande vetrata formante un diedro interno sopra la copertura della sagrestia.

I materiali. Elementari ed attuali: cemento, armato a vista, intonaco, vetro, legno, ferro.

(da: GLAUCO GRESLERI, UMBERTO DAINI, NEVIO PARMEGGIANI - da: "Quaderni di Chiesa e Quartiere", n. 3, Ed. U.T.O.A., Bologna, settembre 1957 - libero adattamento).



Il complesso della Beata Vergine Immacolata...


... sorge lungo la via della Certosa nella periferia ovest di Bologna. In un contesto urbano privo di qualità, esso doveva costituire il punto di riferimento di un centro di quartiere che non è stato mai realizzato, come non è stato portato a compimento l'insieme dei tre edifici parrocchiali (la chiesa, la grande sala di riunioni e di spettacoli, la casa canonica con annesse le opere parrocchiali) che dovevano articolarsi intorno alla piazza del sagrato, facendo perno sul campanile, posto a conclusione di quell'ampio spazio.
Era stato richiesto infatti di lasciare in edificata davanti alla chiesa un'area di dimensioni sufficienti allo svolgimento delle cerimonie all'aperto, che doveva costituire la logica espansione dell'incrocio di strade presso cui il complesso era stato previsto.
L'area, un trapezio irregolare lambito da tre strade prive di carattere, era stata perciò interessata da una composizione volumetrica a croce "uncinata" che si doveva porre come perno di rotazione alle strade stesse, e generava tre spazi interagenti con l'intorno. Lo spazio centrale del sagrato non si relazionava quindi soltanto con l'insieme progettato: interessava attraverso "vuoti" a vocazione centrifuga un più ampio campo circostante.
Nella parte realizzata, la chiesa si confronta esclusivamente con l'adiacente casa canonica, essendole visualmente collegata dai cannocchiali prospettici formati dai pianerottoli della scala principale di quest'ultima.
Nella chiesa, dodici pilastri, riuniti in una semplice struttura portante costituita da quattro portali doppi collegati tra loro trasversalmente, sorreggono la copertura aggettante di cemento armato, impostata su una trama modulare di 5 metri. Al di sotto, staccate dalla copertura si svolgono le pareti, realizzate in mattoni forati fortemente intonacati, che generano l'involucro di definizione degli spazi di varia natura e dimensione, senza produrre gerarchie tra le diverse facciate.
All'interno possiamo distinguere due unità funzionali e spaziali disposte tra loro ad angolo retto: la navata principale, nella quale i fedeli circondano l'altare, con l'organo e la fonte battesimale che hanno spazio riservati loro propri; e la cappella per la celebrazione della messa feriale, con i confessionali.
Una galleria superiore, posta a cavallo tra le due zone liturgiche, realizza uno spazio di riserva da utilizzare nei momenti di grande solennità, e quando sia necessario accogliere gruppi corali e musi-cali. Sotto la galleria si apre uno degli ingressi che in vario numero sono distribuiti, sia pure con differenti aggettivazioni, su ogni lato dell'edificio; il che contribuisce a conseguire la convergenza orizzontale dei fedeli, e la riunione della comunità nell'assemblea.
La luce naturale permea la costruzione, e assume un carattere specifico secondo le aperture da cui penetra nell'interno. Scende a pioggia sopra l'altare dalla volta celeste, attraverso la cupola a "pozzo"; si diffonde, filtrata, dalla sutura vitrea tra parete e copertura; si riflette dal grande lucernario sopra la galleria; scorre colorata dalla parete a vetri sopra la sagrestia; è direzionata verso l'altare dalla finestra "a cassetta" della cappella feriale. Mentre nella chiesa predominano le superfici in cemento ed in intonaco bianco, nel corpo di fabbrica che ospita la casa canonica e le opere parrocchiali, è tutto realizzato con vaste pareti in mattoni ed inserti di cemento. Più precisamente qui si tratta di due corpi indipendenti accostati tra loro e legati dalla scala a giorno, quella scala che è allineata al percorso di collegamento con la chiesa. I due corpi, dello stesso spessore di 10 metri, ma differente lunghezza, sono destinati, il minore, a forma di torre, funzionalmente autonomo, a residenza dei sacerdoti, il maggiore alle opere parrocchiali.
(da: "Presentazione del progetto della Chiesa e complesso parrocchiale della Beata Vergine Immacolata, sulla Via Certosa a Bologna" - da: GLAUCO GRESLERI, "L'ordine del progetto" (a cura di G.Rosa), Ed. Kappa, Roma, 1988).



 

La realizzazione


La realizzazione del progetto, la trasformazione di un desiderio nella realtà, non era semplice e si scontrava con le difficoltà della vita quotidiana. Occorreva prima di tutto comprare il terreno...
I progressi e le difficoltà di questa storia si possono leggere nei bollettini parrocchiali. Ne stralciamo qualche pagina.

Cominciamo con l'appello del parroco (2A giornata diocesana per le nuove chiese di periferia): "Fate che le case degli uomini non restino senza la casa di Dio".
Per la realizzazione delle opere progettate per l'intera Archidiocesi: "sarebbe necessario" - si scrive - "che ogni abitante della Archidiocesi concorresse alla grande causa con una offerta di almeno 40 lire" (di quegli anni; pensiamole per esempio in euro...).
"Le offerte per il terreno della futura Chiesa al 31 gennaio 1954" - si scrive dal Bollettino del Dicembre 1953: - hanno raggiunto la cifra di 5.458.704 lire, a fronte del debito di lire 15.000.000. Sono 5213,43 metri quadrati per una valore di 13.032.500 più le spese necessarie (il passo è stato lungo, ma necessario)".

"Un sogno che si sta realizzando"
Quante volte mi sono fermato a guardare quel terreno sul quale era stata piantata in un afoso meriggio del giugno 1954 una croce e dove si leggeva una scritta che annunziava la costruzione della casa di Dio tra le case degli uomini. Vedevo allora la poderosa scavatrice, sentivo i rombanti camion, i comandi precisi dei capisquadra, il martellare dei carpentieri, lo sferragliare dei ferraioli e a poco a poco costruivo, costruivo finché una voce non mi richiamava alla realtà delle cose.
Sono passati i giorni e gli anni e come per incanto sono arrivate le macchine., gli operai e la Chiesa Nuova ora è là, nella sua struttura elegante e moderna nello scheletro grigio del robusto cemento. Il sogno, il magnifico sogno si sta realizzando.
Sia benedetto il Signore e la Madonna Immacolata che nel centenario delle sue apparizioni a Lourdes ci ha voluto fare questo regalo" (Don Ibedo, da "II cenacolo" del dicembre 1958).



 

Qualche data


Spulciamo dal volume unico della III Decennale alcune Note di Cronaca parrocchiale:

Luglio 1954: È posto in vendita il terreno su cui ora sorge la Chiesa. Occorrono 13.500.000.

Agosto/Settembre 1954: trattative per l'acquisto del terreno di proprietà del Conte Ammiraglio Ranieri Biscia.

Ottobre 1954: Versamento del primo milione per il compromesso.

Gennaio 1955: È stipulato il contratto di acquisto.

26 Giugno 1955: II Card Lercaro prende possesso, "con un meraviglioso carosello" del terreno piantando e benedicendo una grande croce di legno. Su di un cartellone si legge: "Qui sorgerà con l'aiuto di Dio e del popolo bolognese la Chiesa della B.V. Immacolata".

1956/'57: Si continua regolarmente a pagare le innumerevoli cambiali per l'acquisto del terreno.

1957: Si preannuncia lo stanziamento da parte dello Stato per la costruzione: prima delle opere parrocchiali; poi della Chiesa.

Giugno 1958: Annuncio della costruzione della Chiesa

1 Luglio 1958: Primo colpo di vanga e di piccone

"Gennaio 1959: L'ultima cambiale"
Un grosso sospiro di sollievo, il 17 gennaio u.s. L'ultima cambiale è stata ritirata dalla Banca: erano 9.500.000 lire che ci furono date in sovvenzione per pagare il terreno sul quale ora sta sorgendo la Chiesa. Il mio pensiero va al Signore innanzitutto, alla Vergine Immacolata, a S.E. Il Cardinale Arcivescovo, che per mano dell'Ufficio Nuove Chiese, ha avuto tanta parte in questo pagamento; a tutti quelli che hanno cooperato a questa bella riuscita, a voi in particolare, miei cari parrocchiani, che siete stati così sensibili, il grazie sentito, mentre chiedo ancora la vostra comprensione ed il vostro aiuto, poiché se è vero che ormai possiamo con gioia ammirare i muri della Chiesa, è anche vero che per finirla...ce ne vogliono ancora" (Don Ibedo, da "Cenacolo", Gennaio/Febbraio 1959).

La spesa finale risulta di £ 15.000.000
"Dopo un lungo silenzio vi giunge il Bollettino e con lui la voce del vostro Parroco! Forse qualcheduno avrà attribuito questo nostro silenzio ad un fallimento...ma no, state tranquilli. Le cause sono molte...e una delle principali è la questione finanziaria, la quale incide fortemente sulle nostre esigue entrate....
E la Chiesa? Con quanto piacere avrei voluto annunciarvi dalla pagine di questo Bollettino la possibilità di celebrare quest'anno il S. Natale nella nuova Chiesa! Le lunghe pratiche ancora una volta ce lo hanno impedito. Intanto come vedete sono iniziati i lavori per la costruzione delle opere parrocchiali e nella casa canonica. (Don Ibedo, da "II Cenacolo" Marzo/Dicembre 1959).



 

Un appello a tutti...


Settembre 1959 - Inizio dei lavori per la costruzione delle opere parrocchiali:

"Carissimo Parrocchiano, sto cercando 5000 sottoscrittori i quali per un anno mi diano 10 lire al giorno. Molti hanno detto che il mio è un atto temerario, che rasenta quasi la pazzia. Ma io ho fiducia nei miei parrocchiani, ed in particolare in te. Penso che tu mi dica: che cosa ne vuoi fare dei soldi?
1) Da un anno e più i lavori della Chiesa sono fermi; non si lavora perché mancano i quattrini: quando allora potremo andarci dentro?
2) Le opere parrocchiali stanno per giungere al coperto e poi anche queste dovranno rimanere incomplete, perché finiti i soldi che sono stati stanziati. Ma allora i bambini devono sempre soffrire il freddo e non avere un luogo dove rifugiarsi e trovare un divertimento sano ed onesto ed attendere alla propria formazione spirituale, morale e civile? ...Infatti ho proposto al Comune di utilizzare i due piani superiori delle opere parrocchiali per farvi una scuola elementare...e così per i prossimi 3 anni finché il comune non avrà costruito una nuova scuola nella zona. Per questo motivo ho dato ordine all'impresa costruttrice di ultimare i lavori. La spesa si aggirerà sui 15-16 milioni: sono molti? Ma con 10 lirette al giorno tutto si può risolvere senza grande fatica. Ma bisogna essere in molti.... "(Don Ibedo da "II Cenacolo", Settembre/Ottobre 1960).



 

...e una curiosa polemica


In coda a quest'appello c'era un invito che letteralmente era così scritto:

Si possono sottoscrivere più persone della stessa famiglia, anche i PROPRI DEFUNTI.

Questa frase genererà equivoci da parte della stampa non cattolica, che Don Ibedo riporterà nel bollettino seguente.
Scrive infatti Don Ibedo (da "II Cenacolo", Novembre/Dicembre 1960):

"Molti di voi avranno letto nell'ottobre u.s. una circolare, che in grande copia è stata distribuita in molte case della nostra parrocchia, ed un articolo apparso sull'Avanti! del giorno 20 ottobre u.s.
Affinché però tutti ne siano a conoscenza, li pubblico integralmente:

U.D.I., CIRCOLO A. ZUCCHELLI: "Precisiamo per amore della verità"
"In questi giorni il parroco ha chiesto a tutti i cittadini della zona 15 milioni per la casa parroc-chiale, mettendo in risalto che parte dei locali verranno ceduti al Comune per uso scolastico. Per amore della verità, dobbiamo precisare tre cose:
1) Il Comune pagherà regolarmente l'affitto per i locali con la non indifferente cifra di 1 milio ne e seicentomila lire ogni anno (più duecentomila lire per il riscaldamento) che tutto sommato alla fine di tre anni rappresentano 5 milioni e 400 mila.
Questo era doveroso dire, affinché sia chiaro che né il Parroco regala la scuola, né i cittadini se la debbono pagare.
2) I nostri bambini non devono affrontare i pericoli del traffico, né il freddo, né un'eccessiva perdita di tempo perché l'Amministrazione Comunale, anche col nostro intervento ha provve-duto per tutti al trasporto con autobus, spendendo 180 mila lire ogni mese per alleviare il disagio delle famiglie.
3) Il Contratto fra Parroco e Comune è fatto da tempo, ma la scuola non è ancora finita. Avrà fatto il Parroco delle promesse che non sta mantenendo?"

IL CIRCOLO, "Avanti!", di giovedì 20.10.1960: "Si vendono Messe per fare la Chiesa": "II parroco della chiesa della B.V. Immacolata di via Certosa ha inviato ai parrocchiani della zona una letterina per chiedere qualcosa come 16 milioni, per completare la costruzione della chiesa. La cosa è perfettamente lecita e normale, dal momento che il parroco di Via Certosa è libero di chiedere quattrini a chi meglio crede per destinarli all'uso che ritiene più opportuno. Tutto sta a vedere se i parrocchiani sono o no del parere di darglieli. La lettera di per sé non direbbe molto di nuovo o di strano se non avesse un incredibile finale. Nelle ultime righe il parroco indica infatti ai suoi parrocchiani 3 (tre) cose importanti. La seconda di queste cose importanti dice testualmente: Si possono sottoscrivere più persone della stessa famiglia ed anche i propri defunti ". Il neretto non è nostro, ma del parroco, il quale al punto tre aggiunge: ogni primo sabato del mese, a cominciare dal gennaio 1961, sarà celebrata una Santa Messa per tutti i sottoscrittori vivi e defunti. | Pur di far quattrini il parroco di via Certosa è pronto a dire e vendere messe per tutti, anche per i defunti. Tutto ciò è poco edificante e molto triste. Avrebbe dovuto risparmiare almeno i morti".

Non faccio commenti (conclude il parroco), penso solo che i miei parrocchiani siano più intelligenti degli autori dei due scritti ed abbiano capito le GROSSE COSE (per non usare altri termini più appropriati) che qui sono state scritte, e non vorrei fare un torto al loro buon senso, aggiungendo altro. Mi si permetta solo che pubblichi questo articoletto tolto da una rivista missionaria: "Costruiscono con le proprie mani la loro Chiesa"
In Africa i cristiani, quando si costruisce una Chiesa, non stanno a guardare, o magari a mor-morare, come non di rado avviene qui da noi; essi si mettono al lavoro. Anche da noi a volte ci sono degli slanci popolari per innalzare nuove Chiese, ma non sono troppo frequenti. Più spesso c'è la non-cooperazione e la diffidenza. Basti pensare non solo ai nuovi centri medi e minori con Chiese insufficienti alle periferie delle grandi città ove, se non c'è il Clero che corre a fabbricare qualche rara Chiesa, nessuno si preoccupa dei nuovi templi.
Sono lontani i tempi in cui, si direbbe - a furore di popolo - si innalzavano le nostre mirabili catte-drali e le decine di chiese di ogni città; ed erano gioielli d'arte!
Forse, se molti cristiani, dei nostri paesi si metteranno a far sacrifici per essere in grado di aiutare con generose offerte la costruzione di Chiese ritornerà il vivo amore alla propria Chiesa parrocchiale e anche per lo splendore di essa si sentirà di nuovo la gioia di sacrificarsi".



L'inaugurazione della nuova chiesa


Finalmente: il 10 Dicembre 1961, ore 9, con un telegramma del Papa Giovanni XXIII che invia la sua benedizione apostolica., "nel giorno fausto in cui si inaugura il complesso della nuova parrocchia urbana della Beata Vergine Immacolata". Il bollettino, oltre a contenere le foto della chiesa ultimata, porta una lettera del Parroco:
"È con grande gioia che vi dò l'annuncio tanto desiderato: il giorno 10 dicembre prossimo il Cardinale Arcivescovo inaugurerà la nuova chiesa!
Cari fedeli, siate contenti della vostra chiesa! Certamente ce ne sono delle più antiche, più belle e ricche; ma questa è la vostra casa e, la propria casa, è sempre bella! "

Ma forse i problemi nascevano proprio allora, quando magari si pensava che le spese fossero fini-te (è un po'.. .come alla fine di una guerra...).
"La Chiesa è nuova ed è ancora troppo spoglia ed ha tante, tante necessità...."
C'erano soltanto i muri esterni, ma l'interno era tutto da decorare:
Ecco un elenco di alcune cose di estrema urgente necessità: tovaglie per gli altari; candelieri; ostensorio; turibolo; Via crucis; tabernacolo; confessionali; banche; porta esterna; battistero.... (Don Ibedo, da "II Cenacolo", Dicembre 1961)

"La chiesa e le opere parrocchiali attendono la vostra generosità! Sottoscrivete per un versamento mensile di L. 300. In ogni famiglia, almeno una sottoscrizione.
In ogni famiglia la chiesa salvadanaio ". (Da "Il cenacolo", Maggio/Giugno 1961)

A queste, si devono aggiungere le spese per la organizzazione e buona riuscita della Terza Decennale nel 1962 e altre cose urgenti ed indispensabili: la statua dell'Immacolata, gli arredi sacri, l'illuminazione, le pile per l'acqua santa....

Le spese sono sempre alte e sempre importante è il richiamo di Don Ibedo:" Si faceva una considerazione nei giorni scorsi sui denari che ogni domenica certi ragazzetti di 12-14 anni ricevono dai genitori come paghetta settimanale: 4-500 lire a testa, vale a dire dalle 20 alle 35.000 lire all'anno che il ragazzino butta al cinema, ai giochi, alla golosità. E per la Chiesa? non si trovano nemmeno 50 lire alla settimana!" (Da "Il Cenacolo", Dicembre 1962).

C'è anche il problema del riscaldamento della chiesa: "Quante persone hanno in questi mesi tra-scurato il dovere della S.Messa festiva a causa del freddo in chiesa? Possiamo continuare così? Occorrono più di 4.000.000 per riscaldare la Chiesa. Benché sia ormai tardi ho dato ordine di iniziare i lavori, sperando di trovare un numero sufficienti di persone o famiglie che siano disposti a sottoscrivere almeno un metro quadrato di chiesa da riscaldare (5.000 lire). (Don Ibedo, da "Il Cenacolo", Novembre/Dicembre 1962).

Arrivano i banchi: "Sono sei, belli, di rovere, massicci, intonati alla Chiesa. Sono stati fatti su disegni dell'Arch. G.Gresleri, fabbricati da falegnami della nostra parrocchia... Altri banchi sono in costruzione ed aspettano eventuali offerenti (50.000 lire l'uno)". ("Il Cenacolo", Marzo/Aprile 1965).



 

La prima Visita Pastorale...


...il 19 Febbraio 1967: "La moderna e bella chiesa degli architetti Gresleri, Parmeggiani e Daini, al centro della vastissima parrocchia periferica della Beata Vergine Immacolata, fra le vie Certosa e Battindarno, ha accolto ieri il Cardinale Arcivescovo giunto in visita pastorale: la prima visita pastorale in quella zona in continuo incremento demografico ed edilizio, ove la parrocchia fu costituita nell’ormai lontano 1938 e la nuova chiesa è stata inaugurata nel 1962. La parrocchia è abitata prevalentemente da operai - vi sono oggi anche numerosi impiegati - e va registrando una massicci immigrazione da due direzioni dal centro della città e dal sud della penisola.
L'Arcivescovo - che era accompagnato da mons. Arnaldo Fraccaroli - è stato accolto all'in-gresso da don Ibedo, parroco dal 1947, dal cappellano don Mario Gambari e dai ministranti; dopo il rito di apertura ha celebrato la messa della seconda di Quaresima per la comunità parrocchiale" (Da "Avvenire", 20 Febbraio 1967).

I lavori per la chiesa e le opere parrocchiali sarebbero continuati oltre il periodo di don Ibedo. Mettiamo qui, per completezza, le iniziative successive di don Leonardo.



 

Non possiamo lasciare la chiesa senza battistero...


I "Nel cinquantenario della vita della nostra parrocchia, occorre che i parrocchiani sentano il dove-re di regalare alla propria Chiesa il nuovo Battistero, dove nascono i cristiani per formare la famiglia di Dio. Abbiamo già fatto fare il progetto che aspetta di essere concretizzato verrà posto precisamente alla destra, guardando l'altare, sotto la grande vetrata. Apriamo una sottoscrizione per chi vuole ricordare qualche defunto- quota minima: 500 mila.
Vicino al Battistero, in posizione da decidere, si porranno i nomi delle persone che ci verranno indicate. Il primo nome sarà quello della nostra carissima Irma Ferrarmi, defunta il 10 Ottobre 1987".

E finalmente, nel 1988, la chiesa ha il suo Battistero: "A Pasqua saranno battezzati i bambini nel nuovo Battistero, che l'Architetto Gresleri ci ha dato come progetto. Verrà costruito nell'angolo sotto la grande vetrata alla destra dell'altare...".
Non abbiamo ancora raggiunto la cifra sufficiente per il pagamento, ma partiamo lo stesso e abbiamo fiducia che lungo il cammino persone generose e di fede ci aiutino a saldare tutto (Don Leonardo, dal "Bollettino", anno XVII/1988).



 

...e tabernacolo

"Tante piccole pietruzze l'una accanto all'altra disposte in cerchio attorno alla Eucarestia, saldate in un insieme unitario. Un sasso da solo non ha storia e significato: insieme a molti altri può for-mare un corpo simbolico e vivo. La comunità parrocchiale è formata da tante persone: ognuna ha la sua storia ed i suoi valori. Ma ciascuno per affermarsi compiutamente ha bisogno degli altri. Solo quando è inserito nel tessuto della comunità scopre il vero senso della esistenza ".
"Con grande gioia annuncio a tutta la Comunità parrocchiale la venuta in mezzo a noi del nostro Pastore, il cardinale Arcivescovo Antonio Poma, il giorno 7 ottobre 1972 alle ore 17 (cinque pomeridiane)



La consacrazione della chiesa


"... La consacrazione e Dedicazione di una Chiesa, non è, come alcuni potrebbero pensare, una inaugurazione "ufficiale" della Chiesa; questo termine "consacrazione" va inteso come "atto di donazione di questo luogo, che la Comunità fa a Dio per una sua stabile destinazione al servizio liturgico"... "affinché ogni volta che in questa casa sarà invocato il tuo santo nome, tu, o Signore buono, ascolti le preghiere di coloro che ti avranno invocato. Qui i tuoi sacerdoti ti offrano il sacrificio di lode, qui i popoli fedeli adempiano ai loro voti; qui siano deposti i pesi delle colpe e siano rialzati i fedeli caduti e siano sciolti i legami di tutti i peccati, affinché tutti coloro che entreranno in questo tempio per domandare giustamente i tuoi benefici, si rallegrino di averli ottenuti, in modo che la misericordia che domandano, mettano la loro gloria nella inesauribile generosità della tua pietà " (dal prefatio consacratone)) ... Questo giorno dovrà essere scritto tra i giorni più belli della nostra vita parrocchiale. Lo ricorderemo ogni anno, come vuole la liturgia, nel giorno anniversario, ma in special modo, lo ricorderemo nelle ricorrenze decennali eucaristiche perché desideriamo che la Consacrazione della Chiesa sia un segno di gratitudine a Dio per la sua dimora in mezzo a noi. (Don Ibedo, da "II cenacolo", Settembre/Ottobre 1972).



 
 

Il Giubileo alla B.V. Immacolata: i 25 anni della prima chiesa "moderna"


"Grossa festa alla parrocchia della Beata Vergine Immacolata in via Piero della Francesca: non solo domani, 8 dicembre, si celebrerà la festa della Patrona, ma si ricorderà anche il XXV dell'i-naugurazione della chiesa, progettata dall'architetto Glauco Gresleri, la seconda chiesa moderna progettata a Bologna dopo quella del "villaggio" di Borgo Panigale, ma in effetti la prima costruita in città. La chiesa, inaugurata dal card. Lercaro nel 1961, è stata al centro di un vasto interesse nel quadro del movimento liturgico: sono oltre una cinquantina gli studi e le pubblicazioni di cui è stata oggetto. La parrocchia ha predisposto per questa duplice lieta ricorrenza un ampio programma di celebrazioni che, iniziatesi il 29 novembre, culmineranno domani, 8 dicembre. Oggi alle 16,30 avrà luogo un concerto vocale della Cappella musicale di San Biagio di Cento; alle 17,30 seguirà la com-memorazione del parroco che ha costruito il tempio don Ibedo Vogli, per 36 anni alla guida della parrocchia. Seguirà l'inaugurazione di un busto nel piazzale della chiesa a lui dedicato...." (Da "L'Avvenire", 7 dicembre 1986)
E dopo altri 25 anni: Con decreto arcivescovile 14 aprile è stata costituita la nuova parrocchia urbana con il titolo di S. Giuseppe Cottolengo. Questa parrocchia sorge nel quadrilatero ideale i cui vertici sono le Chiese parrocchiali di Cristo Re, B.V. Immacolata, S. Maria della Grazie (Cavalleria) e S. Paolo di Ravone, nella zona del Velodromo. Parte degli abitanti della Via Berretta Rossa passano sotto la nuova parrocchia.
 

 
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