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Piccolo diario, piccolo pro memoria

pubblicato 13 nov 2020, 08:53 da Giuseppe Ponzoni   [ aggiornato il 14 nov 2020, 14:45 da Giovanni Vignali ]

Domenica scorsa saluto a don Remo. Il modo migliore tra cristiani per salutarsi è viverlo nella preghiera soprattutto eucaristica e con lo scambio della pace; ma anche con il riconoscersi peccatori e chiedere perdono a Dio e ai fratelli. Al saluto di don Remo ho aggiunto alcune parole pensate alla nota pastorale del vescovo Matteo che, come sappiamo, si ispira alla parabola del seminatore. Gesù Cristo stesso è seminatore e seme; il prete, ma anche ogni cristiano è seminatore e seme ma tutti i cristiani sono primariamente terreno. Per questo, al termine di un periodo (la presenza di don Remo) e mentre si inizia un nuovo, credo sia corretto che ciascuno di noi si interroghi su che terreno sia. A volte, senza accorgerci – o lo sappiamo ma non lo vogliamo ammettere – siamo strada e nulla può germinare perché subito il seme viene portato via, o terreno sassoso con poca possibilità di crescita e brucia subito, altre volte abbiamo in noi spine che non permettono al seme buono di crescere, e altre volte terreno buono che produce in quantità differente. È facile incolpare sempre gli altri o essere nostalgici di un tempo che fu ostinandosi a non vedere che si è in un’altra epoca e che quindi occorrono modalità nuove per portare il Seme che è Gesù nel mondo di oggi. Condivido tre pensieri:

Non avere paura del tuo bisogno di verità. 

Non aver paura degli interrogativi più profondi che sono in te. 

Non aver paura del tuo bisogno di giustizia. 

Non aver paura del tuo rispettare ogni essere umano. 

Non aver paura del tuo bisogno di eternità.

La paura è in te perché sii prudente, non impulsivo ma capace di discernimento nella ricerca di libertà, giustizia, verità, amore.

Siamo cristiani e riposiamo nell’illusione della nostra identità ma il mondo attuale non incontra più il cristianesimo.

Martedì incontro con gli animatori musicali della liturgia. Le urgenze pastorali non permettono al momento, si farà se si potrà nel 2021, riflettere sulla storia del canto sacro in parrocchia degli scorsi anni e decenni. Urge trovare collaborazione perché l’assemblea in ogni celebrazione, ma soprattutto quelle festive, possa esprimere anche con il canto la propria fede. Gli animatori musicali, secondo le indicazioni liturgiche, hanno compiti molto importanti e articolati nel sostenere l’assemblea, nel dialogare con il canto con la stessa e aiutare con il loro canto la preghiera del popolo di Dio.

Mercoledì incontro con gli animatori del post Cresima impegnati a garantire vicinanza cristiana ai ragazzi nel loro cammino verso l’età della giovinezza. L’età della maturità che si manifesta in uno sviluppo della sessualità e genitalità è sempre stata critica; nel passato l’adolescenza quasi non c’era poi ha incominciato a protrarsi per alcuni anni ora sta giungendo ad essere forse di più lustri con tutte le ricchezze, le speranze e problematicità. Fortissimo è il bisogno di appartenenza e di identificazione in un gruppo o, contemporaneamente, in più gruppi. Lodevole l’impegno, lo sforzo e anche il sacrificio degli educatori che incoraggiamo e sproniamo a radicare sul loro terreno buono il seme che il Signore pone in modo tale da poter portare frutto abbondante nel servizio ai ragazzi e alle ragazze che scelgono il percorso chiamato del dopo Cresima. La difficilissima situazione della pandemia con tutti i necessari limiti posti per il distanziamento sociale rende arduo il loro sforzo. Siamo loro vicini con la preghiera, l’incoraggiamento, il consiglio, l’autorevole e benevolo richiamo. Educatori siete in prima linea ma non siete soli! Il Signore Gesù con il suo Spirito è con voi, è con voi la Chiesa, siamo con voi noi anziani e adulti; voi stessi pregate e date spazio alla Roccia che è Cristo morto e risorto.

Giovedì incontro con il Centro d’Ascolto della Caritas parrocchiale. Dopo l’ascolto delle persone e delle loro situazioni vitali, che non sono solo di ordine economico, è necessario un confronto tra gli operatori perché ricordino – come suggerisce la stessa etimologia, è un «riportare al cuore» e rivela, quindi, un profilo personale, soggettivo e affettivo – le persone con le loro famiglie e si decida come aiutarle e sostenerle. La Caritas con i suoi segni di carità può svolgere lavoro di supplenza dove l’ente pubblico non è in grado o non può operare. Tanti processi sono da far partire perché tutta la parrocchia viva il suo essere comunità d’amore che non delega ad altri l’attenzione e l’amore al prossimo. Non può e non deve essere uno slogan l’enciclica di Papa Francesco ”Fratelli tutti”.

Don Giuseppe

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