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La fragilità appartiene a tutti

pubblicato 6 dic 2020, 02:07 da Giovanni Vignali

Chi è degno di vivere “Le persone non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili” 

La mentalità narcisistica. Si riscontrano atteggiamenti di rifiuto che, anche a causa di una mentalità narcisistica e utilitaristica, sfociano nell’emarginazione, non considerando che, inevitabilmente, la fragilità appartiene a tutti. In realtà, ci sono persone con disabilità anche gravi che, pur con fatica, hanno trovato la strada di una vita buona e ricca di significato, come ce ne sono tante altre “normodotate”, che tuttavia sono insoddisfatte, o a volte disperate. 

La roccia dell’inclusione Promuovere dunque una cultura della vita significa basarla sull’inclusione, un termine “a volte abusato”, sottolinea il Papa, la “roccia sulla quale costruire i programmi e le iniziative delle istituzioni civili perché nessuno, specialmente chi è più in difficoltà, rimanga escluso”. L’inclusione implica un coinvolgimento personale. E’ la scelta che siamo chiamati a fare ogni giorno: “essere buoni samaritani oppure viandanti indifferentiLa forza di una catena dipende dalla cura che viene data agli anelli più deboli. Papa Francesco richiama all’impegno della Chiesa nei confronti delle persone disabili. “Ribadisco l’esigenza di predisporre strumenti idonei e accessibili per la trasmissione della fede” mediante le nuove tecnologie, efficaci soprattutto in tempo di pandemia. L’invito è far crescere nei fedeli “lo stile di accoglienza delle persone con disabilità”. La parrocchia dovrebbe essere priva di barriere architettoniche – anche se è un grosso onere economico l’eliminazione – come segno concreto di solidarietà e servizio. I soggetti più deboli devono essere sostenuti per una loro partecipazione attiva. Ricordiamo che hanno il diritto ai Sacramenti. Papa Francesco: “Ribadisco con forza il diritto delle persone con disabilità di ricevere i Sacramenti come tutti gli altri membri della Chiesa. Tutte le celebrazioni liturgiche della parrocchia dovrebbero essere accessibili affinché ciascuno, insieme ai fratelli e alle sorelle, possa approfondire, celebrare e vivere la propria fede.” Da qui l’attenzione al percorso di iniziazione cristiana, il riconoscere alle persone con disabilità l’essere “un soggetto attivo di evangelizzazione” e non solo destinatario. “E’ un cammino esigente e faticoso che contribuirà sempre più a formare coscienze capaci di riconoscere ognuno come persona unica e irripetibileLa presenza di persone con disabilità tra i catechisti, i ministranti, gli operatori Caritas, nel coro secondo le loro proprie capacità, rappresenta una risorsa per la comunità”. 

EDUCHIAMOCI NON A FARE PER I POVERI, PER LE PERSONE CON DISABILITA’ MAFARE CON I POVERI, CON LE PERSONE CON DISABILITA’

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