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Benvenuto vescovo Matteo

pubblicato 21 nov 2020, 06:40 da Parrocchia BVI

Benvenuto vescovo Matteo

Conoscendo la sua biografia maggiormente possiamo apprezzare quanto con la vita e le parole ci vuole trasmettere. Dio chiama nell’umanità dei chiamati. A volte chiede una totale modifica nell’identità, a volte porta a compimento e completa un’opera iniziata; si pensi alle vocazioni dei primi Apostoli, di san Paolo o di tanti altri chiamati dal Signore. Se la Provvidenza, che si serve anche delle circostanze e conoscenze umane, lo ha mandato come pastore a Bologna, a noi il compito di accoglierlo, capirlo, comprenderlo, seguirlo e a lui l’altrettanto arduo compito di accoglierci, capirci, comprenderci, seguirci. 

La verità dell’amore tra pastore e gregge aiuta e sostiene la nostra identità di parrocchia nella Chiesa di Bologna: al vescovo  Matteo la nostra filiale e amicale obbedienza, non formale ma reale.

Il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna è nato a Roma l’11 ottobre 1955, quinto di sei figli. Nel 1973, studente al liceo Virgilio ha conosciuto Andrea Riccardi, il fondatore di Sant’Egidio, iniziando a frequentare la Comunità e collaborando alle attività al servizio degli ultimi da essa promosse: dalle scuole popolari per i bambini emarginati delle baraccopoli romane, alle iniziative per anziani soli e non autosufficienti, per gli immigrati e i senza fissa dimora, i malati terminali e i nomadi, i disabili e i tossicodipendenti, i carcerati e le vittime dei conflitti; da quelle ecumeniche per l’unità tra i cristiani a quelle per il dialogo interreligioso, concretizzatesi negli Incontri di Assisi.                    A ventidue anni, dopo la laurea in Lettere e filosofia all’Università La Sapienza, con una tesi in Storia del cristianesimo, è entrato nel seminario della diocesi suburbicaria di Palestrina, seguendo i corsi di preparazione al sacerdozio alla Pontificia università Lateranense, dove ha conseguito il baccellierato in Teologia. Ordinato presbitero per il clero di Palestrina il 9 maggio 1981, nella cattedrale di Sant’Agapito martire, dal Vescovo Renato Spallanzani, subito dopo è stato nominato vicario del parroco della Basilica romana di Santa Maria in Trastevere, Monsignor Vincenzo Paglia. E quando nel 2000 quest’ultimo è stato eletto Vescovo, l’avvicendamento naturale è stato con “don Matteo” — come lo chiamano tutti anche oggi — che ha ricoperto l’incarico per dieci anni. Incardinato a Roma il 15 novembre 1988, è stato anche rettore della chiesa di Santa Croce alla Lungara dal 1983 al 2012, e membro del consiglio presbiterale diocesano dal 1995 al 2012. Nel secondo quinquennio come parroco a Trastevere, dal 2005 al 2010, è stato inoltre prefetto della terza prefettura di Roma e dal 2000 al 2012 assistente ecclesiastico generale della Sant’Egidio, dopo che con Riccardi aveva anche svolto un ruolo di mediazione in Mozambico nel processo che ha portato alla pace dopo oltre diciassette anni di sanguinosa guerra civile. Intanto nel 2010 ha lasciato la basilica trasteverina per iniziare il ministero di parroco dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela, una delle comunità più popolose della diocesi, nella periferia orientale della città; e nel 2011 è divenuto anche prefetto della diciassettesima prefettura di Roma. Poco dopo, il 31 gennaio 2012 da Benedetto XVI è stato nominato Vescovo titolare di Villanova e Ausiliare di Roma. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il successivo 14 aprile per le mani dell’allora Cardinale Vicario Agostino Vallini, conconsacranti l’Arcivescovo Giovanni Battista Pichierri e il Vescovo Vincenzo Paglia, oggi Arcivescovo, suo predecessore come parroco di Santa Maria in Trastevere e come assistente ecclesiastico di Sant’Egidio. Scegliendo come motto Gaudium Domini fortitudo vestra, Monsignor Zuppi ha assunto la cura pastorale del Settore Centro. Il 27 ottobre 2015 da Papa Francesco è stato promosso alla sede metropolitana di Bologna, successore del Cardinale Carlo Caffarra, e ha fatto l’ingresso nella cattedrale di San Petronio il 12 dicembre dello stesso anno. Dopo aver indetto il Congresso eucaristico diocesano, apertosi il 13 novembre 2016, per la conclusione dello stesso ha accolto il Pontefice in visita nel capoluogo dell’Emilia Romagna il 1º ottobre 2017. Un anno dopo, ha partecipato alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, dedicato ai giovani. Da Papa Francesco creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 5 ottobre 2019, del Titolo di Sant’Egidio. È Membro: del Dicastro per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.   

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Un gesto di amore e riconoscenza con il sostegno ai nostri sacerdoti

Domenica 22 novembre, si celebra la Giornata nazionale per il sostentamento dei sacerdoti. Un’occasione per fare una donazione, ma prima di tutto per prendere coscienza dell’impegno dei circa 34mila ministri presbiteri in Italia (di cui 400 sono missionari nei Paesi in via di sviluppo, e 3mila sono anziani o malati). Durante questi mesi di pandemia, i sacerdoti hanno fatto l’impossibile per tenere unite le comunità, per aiutare le famiglie in difficoltà, hanno benedetto le salme, soli nei cimiteri, hanno rischiato la propria vita per stare accanto agli ammalati, rispondendo all’emergenza con la dedizione. Dal 1984 i sacerdoti non ricevono una retribuzione statale, ma il loro sostentamento è affidato unicamente alla generosità dei fedeli: l’1,7 per centoproviene dalle offerte, il 7,5 da parrocchie ed enti ecclesiastici, il 16,7 da remunerazioni proprie, il 6,5 dagli Istituti diocesani per il sostentamento del clero, e il 67,6 per cento dalla CEI. Con questi fondi, un sacerdote appena ordinato ha diritto a unsostentamento mensile di circa mille euro lordi per dodici mensilità, mentre dopo 25 anni di ministero arriva a 1260 euro lordi. Per donare, non è necessario aspettare la Giornata del sostentamento del clero, ma è possibile farlo in qualunque momento: per informazioni www.insiemeaisacerdoti.it.

Piccolo diario, piccolo pro memoria (n°7)

Domenica scorsa con la Messa delle 9,30 sono terminate le celebrazioni nelle quali alcuni ragazzi della parrocchia hanno ricevuto o il sacramento della Cresima o hanno ricevuto per la prima volta l’Eucarestia. Dio non abbandona mai il suo popolo e lo accompagna nelle gioie e nelle speranze sempre solidale anche con le fatiche e i dolori che caratterizzano la vita dopo il peccato che sta all’origine della storia. Il desiderio di essere liberati e salvati trova nel dono del Figlio la risposta operosa di Dio. Fonte e culmine di questa salvezza è la morte e resurrezione di Gesù che celebriamo di domenica in domenica in attesa della sua venuta. Per questo vogliamo riscoprire sempre di più la centralità della domenica e dell’Eucarestia per tutto il popolo di Dio. Per favorire la partecipazione dei fanciulli e dei ragazzi, con le loro famiglie, ed aiutarli a vivere il festoso banchetto sacrificale – per cui con la gioia c’è sempre il sacrificio nel vivere la Messa – con la prima domenica di Avvento (sabato 27 e domenica 28 novembre) oltre alle Messe delle h. 18 del sabato, delle h. 8.30, delle 11.30 (attenzione non più alle 11) e delle 18 della domenica ci saranno celebrazioni “riservate” il sabato alle h. 16.30 e la domenica alle h. 10. [riservata non è mai la Messa, ma solo per comprendere che non sono aperte a tutti e non saranno indicate negli orari]. 

All’invito per il regalo a Don Remo avete generosamente risposto per cui gli ho consegnato € 1.410; alla richiesta di don Jorge di essere aiuta per l’acquisto di una automobile avete generosamente risposto per cui gli abbiamo inviato € 1.335.

In settimana dialogo con alcuni educatori del post Cresima e catechisti.  Ricordo, a me e a loro, che il catechista o educatore è colui che testimonia con le sue parole e con la sua vita – anche se segnata dal nostro peccato che sperimentiamo ogni giorno - che Gesù Cristo è il Signore morto e risorto inviato dal Padre, quel Dio invisibile che ha mandato il figlio per salvarci dal peccato e dalla morte. Questo è l’essenziale dell’esperienza catechistica ed educativa in parrocchia. Come possiamo rispondere alla chiamata di Gesù? Con l’amore a Lui e al prossimo perché il primo comandamento ci ricorda di Amare Dio e il prossimo. Da qui nasce la nostra testimonianza di amore per educare all’amore a Dio e al prossimo le persone che il Signore ci ha affidato.

Dovrebbe essere scontato che un catechista ed un educatore abbia chiaro questo, però, come diceva il cardinale Biffi, si rischia di “festeggiare il Natale senza il festeggiato”; di fare tante attività con i ragazzi, belle, animate, giochi, disegni ma se non se non ci incontra con Gesù Cristo siamo una delle tante organizzazioni.

Il nostro scopo non è neppure di prepararli ai sacramenti, invogliarli perché partecipino al post cresima e prepararli perché possano diventare a loro volta educatori ma fargli incontrare Gesù Cristo nella sua Chiesa.

Incontrando Gesù i ragazzi si preparano ai sacramenti che sono anche mezzi di incontro con Cristo, ma non il fine del catechismo. Come catechisti ed educatori ci è richiesto di essere docili all’opera dello Spirito, significa lasciare che lo Spirito agisca in noi. Per questo se non nutriamo la nostra fede, cosa trasmettiamo? E come nutriamo la nostra fede? È nel silenzio che possiamo sentire la presenza dello Spirito, perché Dio parla nel silenzio. È nel partecipare alla vita liturgica, non solo quando ci sono i ragazzi, che nutriamo il nostro essere alla ricerca di Dio che ci cerca. Quando prepariamo un incontro, impariamo a domandarci: cosa vuole dire il Signore a me con questo che andrò a dire agli altri? Come incide nella mia vita? Nella prossima settimana continuerò ad incontrare catechisti ed educatori. Arricchente il confronto con i nostri catechisti perché emergono visioni differenti sia nella modalità sia nei contenuti dell’annuncio catechistico ed educativo ed anche il rapporto con le famiglie che sono e devono rimanere, pur con tutti i limiti, le prime a trasmettere la fede.

La Caritas parrocchiale è in continua crescita non solo nel numero delle persone disponibili ma anche nell’assumere sempre più una specifica identità di aiutare la comunità cristiana a uscire da se stessa, collocarsi in modo attivo nella storia con stile di dialogo e condivisione, costruire proposte che fanno emergere la fede in Gesù Cristo, promuovere all’interno del territorio la maturazione di stili di vita più solidali e giusti; l’attenzione alle situazioni di povertà e sofferenza. Animare non significa creare servizi o aumentare il numero di volontari, ma annunciare Cristo, comunicare il Vangelo, con parole e azioni.

Significa promuovere l’accoglienza del Vangelo, il suo “innesto” nel modo di vivere delle persone, delle comunità, del territorio. Le scelte e i cambiamenti provocati costituiscono gli esiti dell’animazione.

Sono quasi finiti i lavori di ristrutturazione opere parrocchiali ex asilo, vecchie aule di catechismo. È un grosso e oneroso lavoro che è costato € 667.024,88 (seicentosessantasettemila!!!) interamente pagato dalla Diocesi 

con fondi che la Conferenza Episcopale Italiana – il famoso 8xmille per culto e pastorale – distribuisce alle diocesi italiane  e con i fondi dell’eredità FAAC-Manini. Sono già previsti stanziamenti per preventivabili € 100.000 per la realizzazione delle fognature. Grazie è il minimo che si possa dire! Con il doveroso ringraziamento ci devono essere pure degli impegni da parte nostra. Il primo è senza dubbio della preghiera per vari benefattori, il secondo di utilizzare questi ambienti per le attività pastorali (rimando a quanto sopra scritto per le iniziative di catechesi e post Cresima), il terzo l’educazione delle nuove generazioni tramite la convenzione con l’ APE onlus che è da sempre impegnata nella costruzione di servizi per aiutare i minori, le famiglie e la comunità del Quartiere Borgo Panigale-Reno, ricordiamo che è nata in parrocchia e continua a mantenere ottimi rapporti di collaborazione; il quarto l’Estate ragazzi; il quinto impegno, ma non ultimo di importanza e da studiare con un razionale confronto con altri spazi parrocchiali, per una dignitosa accoglienza dei poveri che si rivolgono alla parrocchia per aiuti alimentari, per essere ascoltati nel Centro d’Ascolto e per doposcuola il sabato (quest’ultima attività non si è ancora potuto riprendere causa la pandemia).

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