Incontro dell’8 Gennaio 2008 Mc 6,6b-29
Per noi ragazzi del “martedì sera”, cosa significa “missione”? Qual è la nostra missione? Non è facile darsi una risposta, non sempre è chiaro, anzi quasi mai, c’è chi ha delle idee, c’è chi ne ha meno, le certezze non abbondano tanto che il silenzio dei primi 20 minuti di incontro è stato disturbato solo dal rumore del ventilatore del riscaldamento.
La missione è una cosa che tante volte sentiamo lontana, non rivolta a noi ma a quelle persone che portano l’annuncio di Cristo a centinaia di migliaia di chilometri di distanza da casa propria.
Forse non è così, forse tutti abbiamo una missione, non per forza caratterizzata da gesti eclatanti o scelte estreme: condurre una vita cristiana con coerenza si rivela già una missione tutt’altro che facile in un mondo tira ad andare sempre da un’altra parte.
Gesù ci dà due dritte su come andare in missione: innanzitutto si va via leggeri, senza bisaccia, senza denaro, senza pane… insomma, senza essere appesantiti dalle cose del mondo, così da essere più abili e duraturi nel cammino.
Gesù non ci manda via da soli ma almeno in coppia, lo stesso Gesù che ci disse che dove due o tre sono riuniti nel suo nome, Lui è in mezzo a loro. Sembra volerci ricordare che nella missione, così come nella preghiera, così come in qualsiasi altro aspetto della vita cristiana non possiamo e non dobbiamo rimanere soli: condividere qualcosa con qualcuno è una ricchezza e un vantaggio per tutti.
Doti particolari di dialettica, intelligenza o simpatia non servono: se sono partiti quei pescatori rozzi che c’erano fra gli apostoli possiamo partire anche noi. L’unica cosa utile è il potere sugli spiriti immondi, che potremmo leggere come la capacità di combattere il male e questa è l’unica cosa che Gesù ci dà in dotazione.
Se poi il messaggio non viene accettato rimane solo da scrollare la polvere dai propri calzari, gesto che nella tradizione veniva compiuto nelle zone di attraversamento di confine di Paesi fra cui non scorreva buon sangue: nessun frammento di terra del paese nemico doveva essere introdotto in casa propria per non contaminare la propria terra. Il gesto è diventato simbolo di separazione, non comunione. Insomma, Gesù ci invita a dare un messaggio forte a chi ascolta il suo messaggio e lo rifiuta, ci invita a non essere accondiscendenti col mondo ma decisi nel suo annuncio.
Giacomo T.
Giovani Grandi: Sintesi Incontro 08/01/2008
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