Giovani Grandi: Sintesi Incontro 06/11/2007

Incontro del 6 Novembre 2007
Nell’incontro di martedì 6 Novembre 2007 abbiamo riflettuto sull’episodio del paralatico a Cafarnao (Mc 2, 1-12). Siamo partiti con il ripercorrere brevemente la storia dei miracoli che Gesù ha compiuto fino a questo momento, rendendolo ricercato dalla gente al punto da far sentire in Lui il bisogno di rifugiarsi nel deserto. Gesù prima della guarigione del paralitico aveva compiuto altri 3 miracoli. Dopo una lettura del testo abbiamo conosciuto e guardato da vicino i vari personaggi di questo Vangelo: la folla, il paralitico, i quattro portantini , gli scribi e Gesù.
1. I quattro portantini. Questi quattro uomini fanno di tutto pe portare il parlatico al cospetto di Gesù. Possiamo dire che essi rappresentano le persone che si addossano il proprio prossimo e che, con la propria fede, riescono a salvarlo. Questo ci ha fatto riflettere, perché anche noi neella nostra vita quotidiano possiamo con la nostra fede salvare qualcuno, non solo nelle attività parrocchiali (catechismo, post-cresima e varie attività caritative), ma anche negli ambienti di lavoro e di studio.
2. Gesù. Nell’episodio in questione è Colui che parla del Regno dei Cieli, ma che predica in maniera differente da ciò che gli scribi, profondi conoscitori delle scritture, avevano studiato e ciò rende difficile, se non impossibile, il riconoscerlo: “Perché costui parla così? Bestemmia!”. Ma Gesù è lì per compiere un miracolo, non solo la guarigione fisica, come era accaduto nei miracoli precedenti, ma la guarigione spirituale. Non sempre la guarigione fisica, infatti, comporta la salvezza dei lebbrosi guariti da Gesù. In un altro episodio, solo uno torna a ringraziarlo e si sente dire dal Signore “Va la tua fede ti ha salvato”. Gesù quindi opera la remissione dei peccati, ma dice “Ti sono rimessi i tuoi peccati”, non “Ti rimetto”: è Dio che perdona e rimette i peccati. Il miracolo è segno di qualcosa di nuovo che sta succedendo, serve a far convertire le persone lontane da Dio.
3. Il Paralitico. Ai temi di Gesù il paralitico era considerato come un morto, una persona totalmente insignificante. La si può ricondurre ad una persona smarrita, immobile dal punto di vista spirituale. Ciò che ci ha colpito in questo personaggio è che, anche dopo il miracolo rimane passivo e in secondo piano; se ne va, sono gli altri che rimangono meravigliati. “Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano dicendo: ‘Non abbiamo mai visto nulla di simile’”. Anche noi siamo dei salvati proprio come il paralitico, ma ogni giorno commettiamo dei nuovi peccati, che ci allontanano da Dio. Ci siamo, dunque, interrogati su quale sia il nostro rapporto con il sacramento della Riconciliazione. Probabilmente siamo troppo sicuri di noi stessi e non riusciamo a riconoscerci “malati”; abbiamo relativizzato il nostro rapporto con Dio e non ci accorgiamoche siamo peccatori: ecco perché facciamo fatica a confessarci e come il fariseo, convinti della nostra bontà, non riteniamo necessario chiedere perdono al Padre.
Caterina N.