Giovani Grandi: Sintesi Incontro 04/12/2007

La sezione dei miracoli segue quella delle parabole. Ci sono due categorie di persone che ruotano attorno a Gesù: le persone che lo accolgono con spirito disponibile e che entrano nella sua vera famiglia, e le persone che, pur avendo più sapienza religiosa, hanno maggiori difficoltà a compiere questo passo con umiltà.
Per Marco i miracoli sono dei significati perché sono la prova concreta che è successo qualcosa di straordinario, che il Regno di Dio è veramente presente e si manifesta attraverso Gesù.
La sconfitta del demonio che Gesù attua nell’esorcismo segna la liberazione totale dell’uomo.
Nel primo miracolo di questi capitoli, quello della tempesta sedata, si è visto come i discepoli abbiano dubitato fortemente di Gesù e lo chiamino maestro come un comune rabbì perché hanno rischiato di morire.
Il secondo miracolo vede invece l’emoroissa toccare il mantello di Gesù: questo atto è un peccato gravissimo perché le emorragie la rendevano impura, ma agisce in questo modo perché è convinta che ne valga la pena, va oltre la fede. La folla cerca insistentemente chi ha toccato Gesù, il quale ricerca il contatto personale con l’emoroissa, veramente salvata solo dopo aver confessato (prima era guarita solo fisicamente, ma non spiritualmente). Essere salvati ed essere guariti sono due cose diverse.
Nell’ultimo miracolo preso in considerazione, la fede del padre della bambina morta è tale da far compiere il miracolo a Gesù; è come la fede di Abramo quando deve uccidere Isacco.
Questi miracoli hanno mostrato come i tempi di Gesù non possano essere misurati col nostro metro: se nel primo miracolo Gesù dorme a poppa durante la tempesta, nel secondo si trova con l’emoroissa mentre la figlia di Giairo muore.
La sofferenza, che Dio non ha voluto e ce non è una prova, trova un senso nella sofferenza di Gesù sulla croce.