Giovani Grandi: sintesi incontro 01/04/2008

Durante questo incontro abbiamo affrontato il racconto dell’ultima giornata di ministero pubblico di Gesù nel tempio di Gerusalemme. In particolare, sono presentati sette episodi, i quali segnano la fine di un cammino e vedono Gesù scontrarsi con le autorità stabilite.
Innanzi tutto, Gesù pone ai sacerdoti e agli scribi (ai custodi dell’ortodossia che cercano di metterlo in difficoltà) una domanda sul battesimo di Giovanni Battista: esso era dal cielo o dagli uomini? La questione cruciale è: Gesù è il messia oppure no? Chi guarda Gesù guarda ciò che le Scritture hanno profetizzato, ma le autorità costituite mettono in discussione l’operato di Gesù.
Chi era Giovanni per le profezie dell’Antico Testamento? È il precursore del messia, ma è stato ridicolizzato e usato come un burattino nonostante preannunciasse Gesù. Chi ha fatto questo al Battista, non può cogliere con cuore aperto Gesù perché ha paura di essere spazzato via dalla novità e perciò non ascolta i profeti. Questo è il comportamento delle autorità costituite del tempo, le quali agiscono come i vignaioli che alla fine uccidono persino il Figlio di Dio.
Non ci può essere adempimento delle promesse senza aver accolto l’Antico Testamento e le profezie che contiene. L’antico prepara al nuovo. Per questo motivo, bisogna comprendere le scritture con cuore sincero per poter accogliere Gesù.
Ai tempi in cui era vissuto Gesù si era perso il senso delle scritture. Gli scribi hanno fallito dove dovevano essere maestri: la comprensione delle scritture.
Gesù affronta poi la questione del comportamento politico, mostrando come sulla moneta vi sia iscritto il nome di Cesare: bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare, cioè la moneta, l’unica cosa che a lui va data. Dare a Dio quel che è di Dio significa riconoscere che l’uomo è fatto a somiglianza di Dio e che, quindi, in qualunque ordinamento, l’uomo è di Dio ed anche colui che traffica coi denari di Cesare. L’uomo di Dio può trafficare tutte le cose del mondo senza esserne contaminato. Possiamo essere tutto ciò che vogliamo, ma noi apparteniamo a Cristo (che è di Dio) ed è a Dio che dobbiamo tornare (resurrezione).
La scrittura ci parla di Cristo e perciò deve essere la nostra maestra, altrimenti il rischio che corriamo è agire come i sadducei. Infatti, questi stanno ridicolizzando una situazione (una donna che, dopo essere rimasta vedova, sposa il fratello del marito, rimanendo di nuova vedova e sposando un terzo fratello, e così via) per dimostrarne la futilità. Ma essi non conoscono le scritture, sono ignorante e non le sanno interpretare, e perciò sono in errore. Negare la resurrezione significa negare la potenza di Dio. Se Abramo e Mosé sono morti, Dio non può aver fatto promesse. In proposito Gesù cita Genesi, ma tutto l’Antico Testamento percorre questi temi (vd. Maccabei).
L’essere stai amati gratuitamente ci rende in condizione di intraprendere una vita nuova perché ci è dato un dono. L’amore è il superamento della legge.
Infine, Gesù mette in evidenza la grave deviazione della religiosità ipocrita e falsa gestita dalle autorità stabilita, portando ad esempio il gesto della vedova che, pur lasciando come offerta solo due spiccioli, ha lasciato più di tutti gli altri perché ha donato tutto ciò che aveva.